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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

I CAPELLI RIMANGONO UN RICORDO: INDAGATA LA CRESCINA


Migliaia di calvi ne hanno fatto un amuleto insostituibile. Le fialette di Crescina come ultimo baluardo per non perdere la speranza, per non arrendersi all’evidenza che ogni nuova mattina – davanti allo specchio – si faceva sempre più amara. Un prodotto, quello della multinazionale svizzera con sedi in mezza Europa, tanto famoso da essere diventato sinonimo di capelli folti, forti, rivitalizzati.
Ci ha però pensato la magistratura a interrompere il sogno: la Crescina non fa ricrescere un bel niente. È la motivazione che ha spinto il procuratore di Torino Raffaele Guariniello (famoso per le sue inchieste contro gli intrallazzi del pallone, sponda doping e affini) a iscrivere nel registro degli indagati il titolare della Labo Europa, la sede italiana dell’azienda, che si trova a Padova.
Contestata da Guariniello, anche con perizie dell’Istituto superiore di Sanità, la capacità del prodotto di «risvegliare le cellule staminali assopite», così come invece scritto nelle campagne pubblicitarie del prodotto. E proprio per una pubblicità con un Ronaldo dalla chioma ricciuta foltissima l’azienda era stata multata qualche anno fa per 240 mila euro.
«Sorpresi» per la decisione della procura di Torino di iscrivere nel registro degli indagati il titolare dell’azienda «e comunque tranquilli» sull’intera vicenda, fanno sapere i legali della Labo. I quali spiegano come «Crescina dal 1998 ha ottenuto tre brevetti internazionali», quello svizzero, europeo e statunitense.
Secondo Paolo Gigli invece, uno dei fondatori della Società Italiana di Tricologia «al massimo questo prodotto, così come altri simili, può avere qualche effetto estetico, come il far sentire il capello più “corposo” al tatto, ma da qui ad una cura per la calvizie c’è una grande distanza».