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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

LA BEFFA DELLE PROVINCE


Giorgio Napolitano ha fatto il miracolo, salvando ancora per un bel po’ la poltrona agli attuali presidenti di provincia. Il Quirinale ha messo le mani in pasta nella manovra, ammorbidendo fino a rendere del tutto inutile una delle poche norme che Mario Monti aveva ideato per mettere a dieta i costi della politica. Potrà riporre la sua indignazione il pd Nicola Zingaretti, il presidente della provincia di Roma che il giorno dopo la manovra Monti aveva tuonato: «Hanno prevalso la demagogia e l’antipolitica, da dare in pasto all’opinione pubblica per distrarre da altri provvedimenti».
Si metterà l’anima in pace anche l’altro esponente Pd che si era tanto infuriato con il governo tecnico, Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino. «Non sono un accattone di prebende», aveva reagito stizzito alla minaccia di perdere la poltrona entro aprile 2012, «non sono attaccato alla poltrona. Ho una dignità personale da difendere. Se quelle norme non verranno modificate, io non aspetterò di decadere l’anno prossimo. Me ne vado prima. Io sono stato eletto dal popolo e non sono stato nominato da altri».

INDIGNADOS

I due indignados Pd, come tutti i colleghi che anche senza esternare avevano preso la manovra nello stesso modo, potranno rinfoderare tranquillamente la rabbia: la poltrona è salva. A scoprire il piccolo cambiamento nel testo definitivo della manovra rispetto alla bozza di ingresso a palazzo Chigi, è stato ieri il quotidiano economico Italia Oggi, che ha ricostruito proprio l’intervento degli uffici del Quirinale per salvare gli attuali consigli e giunte provinciali dalla decadenza brusca entro il 30 aprile prossimo, indipendentemente dalla durata residua della loro legislatura. Come avevano ben compreso i diretti interessati nella prima versione della manovra era stabilita la data precisa della decadenza degli attuali consigli e giunte con la ricostituzione di nuovi consigli non più eletti, ma nominati dai consigli comunali della provincia, con solo dieci consiglieri, compreso il presidente.
Dopo l’intervento del Quirinale invece la norma affida a una futura legge ordinaria, ancora tutta da scrivere, le modalità di decadenza delle attuali giunte e consigli. Sempre che Monti non sia distratto da altre emergenze, e quindi presenti quel testo di legge, poi deve passare senza alcuna procedura preferenziale, in commissione e in aula sia al Senato che alla Camera. In pratica è come se la norma taglia province non fosse mai stata scritta: perché con la versione quirinalizia è chiaro che decadrà assai prima Monti e l’intero suo governo di qualsiasi attuale giunta provinciale. Anzi, è facile che già nella primavera prossima di rieleggano nuovi consigli provinciali e nuove giunte con la vecchia normativa, beffando ancora di più il decreto Monti.

EFFETTO ZERO

Il povero premier aveva trovato l’uovo di Colombo per il taglia province: non tagliava gli organi, perché ci vuole legge costituzionale, ma tagliava funzioni e poltrone. Aveva perfino calcolato prudenzialmente i risparmi della riduzione: 65 milioni di euro nel 2013, primo anno effettivo delle province slim. Ma vista la mala parata della norma nel passaggio al Quirinale, ha rinunciato a calcolarne gli effetti nella sua manovra: il risparmio sarà zero, come zero è segnato alla voce complessiva di taglio ai costi della politica.

Franco Bechis