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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

LA LEGNATA SULLE CASE PER LE BANCHE NON VALE


Non è stata uguale per tutti la stangata sull’Ici decisa dal governo di Mario Monti per decreto legge. Se la batosta arriva sicura per tutti i cittadini per prime e seconde case, grazie a un aumento medio degli estimi del 60%, dalle grinfie del governo si sono salvate molte categorie privilegiate. La nuova Ici, travestita da Imu, rincarerà del 61% per negozi e botteghe, colpendo quindi i commercianti che di solito ne sono proprietari, ma sarà assai meno salata per banche e assicurazioni, la cui rivalutazione degli estimi salirà dall’attuale 50% al 60%, con un aumento del 20%, un terzo di quello che tocca a tutti i cittadini. Il privilegio ottenuto dalle banche e dalle assicurazioni per le proprie agenzie (che pagano la metà di tasse sugli immobili rispetto ai pensionati sulla prima casa), è per altro in buona compagnia. Parzialmente risparmiati dalla stangata immobiliare ci sono anche proprietari di alberghi e pensioni, di numerosi fabbricati utilizzati per attività commerciale e di immobili utilizzati per cinema, teatri e sale per concerti e spettacoli. Tutti graziati da un rincaro medio degli estimi del 20% contro il 60% affibbiato ai comuni cittadini.
Una via di mezzo riguarderà invece altre categorie: i titolari di stabilimenti balneari e di stabilimenti termali si vedranno rincarare gli estimi del 40%. Nessun aumento degli estimi invece per tutti gli immobili di categoria B, ed è abbastanza comprensibile perché si tratta in genere di edifici pubblici (case di cura, ospedali, uffici pubblici, prigioni, scuole), con la sola esclusione delle attività della Chiesa che non sono esentate dall’Ici, ma sono state esentate dai rincari degli estimi: collegi, convitti, ospizi, conventi e seminari.
Alla fine con le nuove regole aumentano sensibilmente le disparità fra proprietario e proprietario sulla tassazione degli immobili. Perché i comuni potranno anche decidere aliquote differenziate che in qualche modo provino a riequilibrare, ma gli estimi stabiliscono il valore dell’immobile su cui applicare le aliquote e quindi pesano assai di più. Una disparità è clamorosa: gli stessi identici immobili vengono rivalutati del 140% se utilizzati per attività sportive senza fini di lucro (in genere da onlus) e invece vengono rivalutati del 60% se i proprietari della palestra o della piscina la gestiscono a pagamento. Ma fa una certa impressione vedere che l’immobile della prima casa di residenza, anche se posseduto da un pensionato a 500 euro al mese, viene rivalutato del 160%, mentre se lo stesso immobile fosse utilizzato per uffici e studi privati la rivalutazione sarebbe esattamente della metà: 80%. Con una differenza di questo tipo conta davvero assai poco l’aliquota di riferimento o l’agevolazione che un comune virtuoso può concedere.
Poi le ingiustizie aumentano di catasto in catasto, per cui succede che una casa ultrapopolare a Milano sia inserita con una rendita catastale superiore al villino che qualche ministro del governo attuale possiede come seconda o terza casa a Courmayeur o a Cortina di Ampezzo. La base di partenza è già sproporzionata, le rivalutazioni proposte con la nuova manovra aumentano sensibilmente le sproporzioni. Vero che tutti i governi rivendicano di fare misure “eque” che eque non sono mai, ma quella fatta sugli immobili è fra la manovre più ingiuste mai varate da un governo: stanga i poveri e grazia i ricchi.

Franco Bechis