Ferruccio Sansa, il Fatto Quotidiano 8/12/2011, 8 dicembre 2011
NON CI SONO PIÙ COMMESSE, FINCANTIERI RISCHIA DI AFFONDARE
Il varo: la nave scivolava in mare, il porto risuonava di sirene. Un rito che a Genova si è ripetuto centinaia di volte, dall’Andrea Doria alle ultime navi da crociera. Ma il varo della Oceania Riviera, a marzo, non sarà una festa (gli operai verrebbero bloccare la messa a mare): il bacino dei cantieri resterà vuoto. Nessun ordine. Colpa della crisi, dell’aggressività dei concorrenti stranieri , degli aiuti di Stato ai cantieri francesi, della nostra classe politica a caccia di poltrone. Fincantieri rischia la chiusura.
NON SOLO a Sestri Ponente. Martedì è andato in scena il comitato consultivo paritetico alla presenza dei sindacati. Assente l’amministratore delegato, Giuseppe Bono, che in passato aveva partecipato agli incontri. Un pessimo segnale. Poi gli annunci hanno fatto tremare i polsi: cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione per tutte le 3.670 unità, cioè persone. Per due anni.
Certo, l’azienda precisa che bisogna distinguere fra utilizzo medio (2.233 lavoratori) e possibile picco che riguarda tutti i dipendenti. Ma l’annuncio pare l’anticamera della chiusura. Almeno per i cantieri più colpiti dalla crisi: Riva Trigoso, Palermo, Ancona. Ma soprattutto Sestri Ponente e Castellammare. Per loro Fincantieri ha lasciato in bianco la casella degli esuberi che intende chiedere al Governo. Nessuno, però, se la passerà bene, nemmeno Marghera e Monfalcone.
Così molti, tra cui Fiom, invocano l’intervento del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, gli hanno scritto un telegramma per chiedere al governo un intervento “pronto e risolutivo”. Da mesi Burlando e Vincenzi stanno cercando commesse per i cantieri liguri. Magari puntando sul gruppo Aponte, leader delle navi da crociera. Mario Ghini, segretario nazionale Uilm parla di “idonei ammortizzatori sociali per consentire ai lavoratori di raggiungere l’età pensionabile”. Ma ci si mette di mezzo anche la riforma pensionistica appena varata. E poi bisogna capire che cosa intenda fare il governo per i nuovi ordini: l’Unione europea ha appena dato disco verde per incrementare fino al 30 per cento gli aiuti di Stato per le navi “ambientalmente sostenibili”.
Intanto, di fronte ai rischi di chiusura, ogni regione cerca di correre ai ripari. Marco Mucchetti, assessore al Lavoro della Regione Marche, chiede tra l’altro che siano affidate ad Ancona le commesse della Compagnie du Ponant e Silver Sea. Dalla Sicilia Marco Venturi, assessore alle Attività Produttive della Regione Sicilia, annuncia “il bando per la ristrutturazione del bacino da 52 mila tonnellate”. I 44 milioni necessari sarebbero già stati trovati. A Genova da tempo si è deciso di puntare sul cosiddetto “ribaltamento a mare”, cioè il trasferimento del cantiere vicino al mare, superando l’ostacolo della ferrovia che ne limita l’attività.
L’impressione, però, è che possa essere tardi. Certo, colpa della crisi e della concorrenza soprattutto asiatica: le commesse per le navi da crociera erano 10, ma si stanno esaurendo. Le navi militari sono passate da 21 a 11. Spariti i traghetti. Tengono solo i maxi yacht.
PERÒ, qualcosa ha da rimproverarsi anche il management. E soprattutto la classe politica che, anche mentre la nave affondava, ha cercato di imbarcare i suoi uomini. A Genova in tanti ricordano l’arrembaggio della Lega. A cominciare dalla nomina a vice-presidente di Fincantieri (poltrona creata ad hoc) del fedele cassiere di Bossi, Francesco Belsito, un uomo dalla carriera folgorante: in una manciata d’anni da buttafuori delle discoteche genovesi è arrivato sul ponte di comando di Fincantieri. Con un paradosso: Belsito l’anno scorso era sceso in piazza per protestare contro le scelte del management di cui faceva parte.
ALLA FINE è diventato sottosegretario del governo Berlusconi e si è dimesso. Il successore designato era Alessandro Agostino, leghista doc, figlio del sindaco di Chiavari. Un architetto condannato in Appello per tentata concussione a 4 anni. Ma le proteste hanno bloccato, per adesso, la nomina.