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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

SE IL CARTELLINO GIALLO ARRIVA DALLO ZIMBABWE

Gideon Gono, il governatore della Banca centrale dello Zimbabwe, ha le idee chiarissime: il dollaro statunitense è ad alto rischio per via della politica troppo aggressiva della Federal Reserve, l’euro è altrettanto a rischio per la crisi dei debiti statali. Morale: il Paese africano, che dal 2009 non ha più una valuta per combattere la piaga dell’iperinflazione, potrebbe decidere di cambiare cavallo: non adotterà più il dollaro come moneta d’"appoggio", ma lo yuan cinese. L’annuncio è arrivato venerdì scorso, con una inconsueta "bacchettata" alla politica monetaria della Fed Usa.
Può sembrare strano che i rimproveri arrivino dallo Zimbabwe, ma Gideon Gono ha ragione da vendere: i rischi sono enormi su entrambe le sponde dell’Atlantico. La differenza tra le due sponde dell’Oceano è che pochi la pensano come Gideon Gono sugli Stati Uniti, mentre in tanti (troppi) hanno la sua stessa opinione sull’Europa. Nei confronti del Vecchio continente, di "Gideon Gono" è ormai pieno il mondo: il partito dei governatori di banche centrali, degli investitori, dei banchieri che non si fidano più dell’euro è ormai largamente maggioritario.
Ecco perché l’Europa deve reagire in fretta. La clessidra è quasi finita. Le speranze sono tutte concentrate su una data: il 9 dicembre. Al prossimo vertice europeo, infatti, dovrà mostrarsi un’Europa diversa. Un’Europa con in mano un piano credibile. Il percorso è stato delineato sia da Angela Merkel, sia da Nicolas Sarkozy: l’Europa deve andare verso l’unione fiscale degli Stati. Per le politiche di bilancio, insomma, deve avvenire ciò che è accaduto per le politiche monetarie: gli Stati devono rinunciare a una parte della loro sovranità, per conferirla all’Europa. Solo con questa rinuncia, pensano tanti economisti e forse tanti "Gideon Gono", il Vecchio continente può risollevarsi. Solo con l’unione, si può fare la forza. Per questo le dichiarazioni di un anonimo funzionario del Governo tedesco, che ieri ha ammonito sul probabile esito interlocutorio del vertice europeo, sono preoccupanti: in mancanza di passi avanti, il mercato potrebbe perdere l’ultimo barlume di fiducia.
E la clessidra l’ultimo granello di sabbia.