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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

LE REGOLE DI MONTI SUI PLURI-BANCHIERI

Il governo Monti cerca di districare l’intreccio di poltrone tra i salotti buoni della finanza italiana. Il cumulo di cariche in capo a esponenti di vertice di banche, assicurazioni e società finanziarie finisce infatti nel mirino dell’articolo 36 della Manovra economica varata dall’esecutivo, che vieta «ai titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e ai funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti». Per capire quali saranno gli impatti concreti bisognerà naturalmente attendere indicazioni più dettagliate sull’applicazione delle nuove norme, a partire da come saranno considerati gli incroci tra banche e assicurazioni e al netto delle eventuali modifiche che potranno arrivare nel corso dell’iter parlamentare. Non è chiaro, inoltre, se le regole interesseranno soltanto gli organi di governance di nuova nomina o se, come appare più probabile, avranno anche effetti retroattivi sui vertici già in carica. Al momento è possibile soltanto effettuare un primo giro d’orizzonte sugli esempi più noti di consiglieri "in comproprietà" tra banche e assicurazioni. Il primo nome che salta all’occhio è quello di Giovanni Bazoli: il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo fa anche parte del cds di Ubi Banca. Istituti senza dubbio concorrenti, in particolare nelle aree di comune storico radicamento in Nord Italia e soprattutto in Lombardia. Sul fronte UniCredit, il presidente Dieter Rampl e il vice presidente Fabrizio Palenzona partecipano entrambi al cda di Mediobanca, di cui Rampl è anche vice presidente. Analoga sovrapposizione vale per Carlo Pesenti. Rimanendo in Piazzetta Cuccia, non sfugge la posizione di Ennio Doris, patron di Mediolanum. La ragnatela sarebbe ancora più fitta considerando le sovrapposizioni tra banche e assicurazioni, che tuttavia a prima vista sembrano essere escluse dal novero delle imprese «concorrenti» previsto dalla norma. Tra i tanti casi si segnalano quello di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca e vice presidente delle Generali. Di certo le implicazioni della Manovra non sono passate inosservate ai piani alti del sistema finanziario italiano, tanto che alcune società hanno già chiesto i primi pareri legali per capire quali potranno essere le immediate ricadute sugli assetti di governance.
L’articolo 36 è già stato ribattezzato da qualcuno "norma Catricalà" perché riprende una raccomandazione dell’Antitrust, allora guidato dall’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che evidenziava proprio le "interlocking directorates", cioè le doppie cariche direttive, tra le aree di intervento nella governance delle banche. Ma a ben guardare il padre delle nuove regole è forse lo stesso presidente del Consiglio, Mario Monti. Nel 2000 un primo sfoltimento nei collegamenti tra poltrone fu imposto proprio dall’allora Commissario Ue alla Concorrenza tra le condizioni da rispettare per ottenere il via libera all’integrazione tra le Generali e l’Ina. Un intervento allora diretto in primo luogo alla galassia del Leone e che ora, con Monti al governo, potrà estendersi all’intero mondo finanziario di casa nostra.