Leonardo Maisano, Il Sole 24 Ore 7/12/2011, 7 dicembre 2011
AZIONISTI CONTRO I BONUS ALLA CITY – A
AZIONISTI CONTRO I BONUS ALLA CITY – A muoversi ora sono gli azionisti. E lo hanno fatto con decisione cavalcando il malessere denunciato dalla Bank of England e dal Governo. Esecutivo, investitori e Banca centrale uniti nel chiedere, anzi pretendere, l’abbattimento delle paghe nella City. L’ultima voce, udita ieri, è stata quella dell’Association of british insurers che riunisce un sesto di tutti gli shareholders del Regno Unito. «Le cose – ha dichiarato il direttore generale Otto Thorensen – non possono e non devono andare avanti come se non fosse accaduto nulla. I nostri associati si attendono una netta riduzione dei bonus in linea con il quadro economico attuale».
Le previsioni fissano in 4,2 miliardi il totale delle gratifiche che saranno distribuite nella City, secondo quanto calcolato dal Centre for economic business reaserch, uno degli istituti di ricerca più quotati a Londra. Si tratterebbe del 20% in meno dello scorso anno, più o meno i livelli del 2002 a fronte degli 11,6 del 2007, quando Londra era al picco del boom. Altri calcoli effettuati sui danari messi da parte da Hsbc, Barclays, Rbs e destinati solo al team di investment bankers indica che la contrazione rispetto rispetto al 2010 sarebbe solo del 6 per cento.
Voci non confermate puntano poi l’attenzione su Barclays che avrebbe in animo di distribuire 5 miliardi di sterline come remunerazione annua globale, somma della parte fissa e di quella variabile, al team di BarCap, l’area di investment banking.
Se per gli azionisti è troppo, per il governo è «un ceffone in faccia al Paese» come ha dichiarato nel corso del week end il vice premier Nick Clegg, portavoce di una linea tanto dura da voler promuovere un tetto per legge alle paghe dei banchieri.
Il Governo potrebbe legiferare già in febbraio e Clegg ha detto di poter considerare norme capaci di portare rappresentanti dei lavoratori nel comitato remunerazione delle imprese, bancarie e non. Idee per rispondere alla pressione degli azionisti, ma figlie, anche, di una visione etica della società che sta molto cara al leader liberaldemocratico.
In realtà l’affondo degli investitori trova sostegno anche oltre i confini della politica. La Banca d’Inghilterra ha parlato meno ma ha agito molto di più. Negli uffici di Threadneedle street, infatti, stanno mettendo a punto un meccanismo per «suggerire» alle banche di calcolare il bonus non più su Roe, quel return on equity che secondo Andy Haldane economista della BoE avrebbe garantito ai sette top bankers americani pacchetti retributivi stellari, capaci di moltiplicarsi da 2,8 milioni di dollari nel 1989 a 26 milioni del 2007.
Haldane suggerisce di usare un altro target, Return on asset, che farebbe precipitare entro più accettabili multipli la crescita esponenziale che oggi seguono le gratifiche. La Bank of England ragiona su questa e su altre ipotesi con l’obiettivo di contenere una dinamica insostenibile.
Era stato il governatore, Mervyn King, a suonare, per primo, la campana di fine ricreazione per le banche. Aveva invitato a contenere gli eccessi retributivi e a raffreddare i dividendi per «fare scorte» di capitale, in vista di una stagione che continua ad essere difficile. Un appello raccolto subito dall’esecutivo e dagli azionisti, limitatamente, almeno al capitolo remunerazione. Ora non resta che attendere di vedere se arriveranno risultati. Spontaneamente, oppure con qualche...incoraggiamento.