Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 7/12/2011, 7 dicembre 2011
L’AUSTERITÀ DI MONTI SOSTIENE LA TRIPLA A DI GERMANIA E FRANCIA
Senza la manovra del governo Monti, l’Eurozona - alla vigilia di un summit di svolta dei capi di Stato e di Governo dei 17 e dei 27 - non si sarebbe trovata nella posizione di poter risolvere in via definitiva, credibile e sostenibile la crisi del debito sovrano europeo. In un certo senso, senza il mix di misure fiscali di austerity e di riforme per la crescita varate dal governo Monti, colossi come Germania, Francia e tutti gli altri Paesi europei con rating "AAA" non avrebbero potuto disporre degli strumenti adeguati per difendere al meglio le proprie triple "A" minacciate dal credit watch negative di Standard & Poor’s. Lo sforzo e il sacrificio degli italiani darà vigore a una soluzione pan-europea.
Lo stesso vale però anche per l’Italia. Se l’Eurozona non riuscisse a riconquistare rapidamente la fiducia dei mercati e a disinnescare la mina degli «stress sistemici», se fallisse nel tentativo di ridurre per vie concertate i rendimenti dei titoli degli stati periferici, allentare le tensioni sul sistema bancario e arginare il rischio recessione, allora l’Italia - nonostante la manovra Monti - potrebbe essere declassata da S&P’s anche di due gradini, scendendo dalla "A" alla "BBB+".
È questo il ragionamento che spiega la decisione di S&P’s, senza precedenti, di far scattare il credit watch negative in contemporanea su 15 Stati membri dell’Eurozona. I destini dell’Eurozona e dell’Italia sono in realtà un unico destino. Questo spiega anche il motivo per il quale nel comunicato sulla minaccia di declassamento dell’Italia, alla manovra Monti sia riservato un breve cenno, pur lusinghiero, benevolo. «Noi riteniamo che vi sia un potenziale aumento dei rischi nelle prospettive di crescita e di stabilità fiscale dell’Italia - è scritto nel comunicato - anche se crediamo che il governo Monti appena insediato abbia dimostrato il suo impegno nell’implementare le riforme a sostegno della crescita e nel proseguire sul cammino del consolidamento fiscale». Tra i pericoli per l’Italia, la capacità dello Stato e dei privati di finanziarsi sui mercati a tassi elevati, anche sull’interbancario. Sulla manovra Monti, in conference call il managing director responsabile per i rating sovrani Ue Moritz Kraemer ha risposto indirettamente: «Nel comunicato sono espressi molti concetti pan-europei e ben poco sulle situazioni dei singoli Paesi», ha detto.
Le misure per la crescita e per la tenuta dei conti pubblici già implementate o in corso negli Stati periferici nella zona euro «non sono assolutamente irrilevanti», per S&P’s, sono importanti e con il giusto equilibrio tra austerità e sviluppo per evitare le ripercussioni negative vissute dalla Grecia. Tutto contribuisce a livello nazionale affinché l’Europa trovi la soluzione definitiva alla crisi dell’euro. Ma per Kraemer non è più il tempo di soffermarsi sulle singole, specifiche misure nazionali, come per esempio quella di «allungare l’età pensionabile di uno o due anni». Il rischio oramai è sistemico-europeo. E alla domanda se l’Italia riuscirà a evitare la doppia retrocessione, la risposta è stata inevitabilmente europea: la decisioni prese ai summit europei di questa settimana verranno analizzate anche per l’impatto che avranno sui singoli Stati. Ma i 15 credit watch negativi potranno essere annullati solo con misure coordinate, sostenibili e definitive prese su scala europea, non nazionale.