DAVIDE CARLUCCI la Repubblica 7/12/2011, 7 dicembre 2011
Delitto di Garlasco, Stasi ancora assolto e lui scoppia in lacrime: "Giusto così" - MILANO - Non è stato Alberto Stasi a uccidere la sua ex fidanzata, Chiara Poggi
Delitto di Garlasco, Stasi ancora assolto e lui scoppia in lacrime: "Giusto così" - MILANO - Non è stato Alberto Stasi a uccidere la sua ex fidanzata, Chiara Poggi. Per la seconda volta una sentenza spazza via tutti i sospetti sull´ex studente bocconiano che per quattro anni è rimasto, per gli investigatori, l´unico indiziato per quel terribile omicidio, avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco, un paese della Lomellina svuotato dalle vacanze in provincia di Pavia. Oggi come allora l´identità dell´assassino e le ragioni del gesto tornano a perdersi nel mare vasto delle mille possibilità, che sul piano dell´accertamento della verità giudiziaria equivalgono a zero. «È giusto così», ha commentato, abbracciando il suo avvocato, il professor Angelo Giarda, l´ex imputato, che ora può tornare a prepararsi con più serenità all´esame di stato per diventare commercialista. La sentenza d´appello è arrivata al termine di un dibattimento durato meno di un mese e, ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio. La richiesta di riaprire il processo disponendo nuove perizie, avanzata sia dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini che dall´avvocato di parte civile Gianluigi Tizzoni, sono state respinte. Non hanno spostato le convinzioni del collegio presieduto da Anna Conforti neppure gli ultimi affondi dell´accusa. Non è stato utile, per esempio, far notare, come ha fatto il pg, che le foto sulle macchie di sangue sulla scena del delitto erano state scattate un´ora più tardi rispetto a quel che, secondo lei, era emerso finora nel corso del procedimento. La differenza - dovuta al fatto che la macchina fotografica utilizzata riportava l´ora legale mentre ad agosto era in vigore l´ora legale - poteva avere un peso: in quel lasso di tempo il sangue poteva non essersi seccato, come hanno ritenuto i periti del gip nella sentenza di primo grado, e quindi era difficile che non lasciasse traccia sulle scarpe di Stasi, rimaste immacolate dopo averlo aveva calpestato. Ma la tesi è stata smontata dagli avvocati di Stasi: secondo la ricostruzione dell´accusa, hanno detto in aula, l´ultima foto sarebbe stata scattata alle 15,32 ma è impossibile perché risulta che i carabinieri sono usciti dalla villetta alle 15,15. La seconda Corte d´assise d´appello di Milano non sembra aver creduto neppure alle teorie del pg Barbaini sul movente alla base dell´omicidio. «Le deviazioni sessuali di Stasi e la natura dei rapporti intimi tra Alberto e Chiara quali inequivocabilmente emergono dai filmati con tutta la loro evidente patologica criticità - ha ricostruito il magistrato - sono evidentemente alla base dell´elemento scatenante». La realtà è che non c´è alcun movente, hanno ribattuto gli avvocati. E se è stato assolto anche in appello, hanno aggiunto, non è perché le prove siano insufficienti o contraddittorie ma perché mancano del tutto: l´ipotesi più secca, cioè, tra le tre previste dall´articolo 530 del codice di procedura penale, invocato dal gip Stefano Vitelli in primo grado per assolvere Stasi. Una formula, correntemente definita "dubitativa", che ieri è stata confermata in pieno, acquisendo un maggior valore di certezza. Ma non è ancora l´assoluzione definitiva: c´è ancora la possibilità di ricorrere in Cassazione - come già meditano di fare l´avvocato di parte civile, il procuratore di Vigevano e il procuratore generale - e per questo Nicola Stasi, il padre di Alberto, prende in prestito una frase celebre dell´ex allenatore della Nazionale. «Come dice Trapattoni, mai dire gatto quando non ce l´hai nel sacco». Il padre di Alberto, però, è convinto che finirà bene anche davanti alla Suprema corte. «Le carte parlano e chiunque legge le carte e non si limita a seguire le trasmissioni tv o certi giornali non può che decidere di assolvere, senza ombra di dubbio». C´è anche un´altra spina per l´ex bocconiano: il processo che lo vede imputato a Vigevano per detenzione di materiale pedopornografico. «Anche lì si sta ridimensionando tutto», assicura Giarda, per il quale, nell´orientare ieri i giudici d´appello potrebbe essere stato decisivo, invece, il ritrovamento - da parte dei periti del gip Occhetti e Porta - dei file temporanei nel pc di Stasi: «Hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, che Stasi, nel corso della mattinata dell´omicidio, era a casa sua e stava lavorando alla tesi di laurea».