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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

Manuale di sopravvivenza amorosa - Che fretta c’era,maledet­ta primavera, cantava Loretta Goggi, e nei sen­timenti non c’è niente di peggio di un amore ostacolato o, peggio ancora, non ricambiato

Manuale di sopravvivenza amorosa - Che fretta c’era,maledet­ta primavera, cantava Loretta Goggi, e nei sen­timenti non c’è niente di peggio di un amore ostacolato o, peggio ancora, non ricambiato. Un Don Rodrigo che si mette di mezzo si può pensare di farlo fuo­ri, mentre un’amata che non ti si fi­la, o ti rassegni e diventi una gine­stra, come Leopardi, o ti butti dalla finestra scegliendo la soluzione di Werther e dell’Ortis. Perché non è affatto bello da vivere, lo struggi­mento senza speranza, e chi soffre sa che sarebbe meglio non sen­tire niente. Per questo esisto­no gli antide­pressivi. Quindi non ha mica tutti i torti il bravissi­mo Diego De Silva nel suo ul­timo romanzo intitolato sen­za mezzi termi­ni: Sono contra­rio alle emozio­ni (Einaudi). Non solo un nuovo episo­dio della vita fi­losofica di Vin­cenzo Malinco­nico, sedotto e abbandonato e seduto su un let­tino di uno psi­canalista, ma uno splendido manuale di so­pravvivenza sentimentale per trentenni/quarantenni, e per fortuna qui non c’entrano i TQ, qui è tutto molto intelligente. An­zi, incluso nel prezzo di copertina De Silva vi regala un insieme di tan­ti p­reziosi trattatelli di varia umani­tà, con un’attenzione particolare agli anni ’70 e alla musica leggera. Dove, per esempio, risulta molto più avanguardistica Raffaella Car­rà di Vasco Rossi, lei che già nel 1971 voleva una vita piena di guai («La vita è tanto bella ma/ se non ci sta il coraggio/non è saporita sen­za un po’ di guai ») e senza conside­rare quello splendido manifesto di libertinismo spensierato su quanto è bello far l’amore da Trieste in giù e «tanti auguri a chi tanti amanti ha» e senza biso­gno di tanti alibi e giri di parole. Ma allora perché la Carrà non è di­ventata una rockstar maledetta? «Semplice: per la sua naturale attitudi­ne a far passare i contenuti più sco­modi senza neanche occultarli con la metafora». Tra i piccoli saggi dei nostri co­muni drammi generazionali, illu­minante la «sfiga per annate» («Quando avevamo vent’anni, le ragazze volevano i quarantenni. Quando abbiamo compiuto qua­rant’anni, volevano i ventenni. Or­mai non ci speriamo neanche più che venga il nostro turno»). Oppu­re l’analisi dei supereroi come de­gli sfigati amorosi, perché «un su­pereroe vincente è inammissibile. Un eroe, per essere super, dev’es­sere sfigato. Non può avere più di una donna alla volta e, se ce l’ha, dev’essere infelice anche con quel­la. Chi non ha mai notato la somi­glianza tra l’Uomo Ragno e Paperi­no? ». Infatti i supereroi non sono più un modello oggi, nell’epoca del tronismo e del reality show: «i ragazzini non vogliono più andare a vedere i supereroi il sabato pome­riggio perché hanno semplice­me­nte capito che non conviene es­sere Superman. Molto meglio sal­vare se stessi, non l’umanità». Tante madeleines , in questo ro­manzo della nostalgia svuotata e dell’emozione invivibile perché, una volta resuscitato, il ricordo si annulla e apprendere informazio­ni equivale a renderlo inoffensivo. A cominciare dai merendini estin­ti, in un altro splendido capitolo al­la­recherche del merendino perdu­to: il Carrarmato Perugina, il Croc­cante al cacao Algida, il Tin Tin Ale­magna, il Kit Kat no («ma non pos­so lamentarmi della sua mancan­za perché ancora lo fanno, pecca­to »). Internet, in fin dei conti, ha ro­vinato le emozioni, qualsiasi film, qualsiasi ricordo dell’immagina­rio bello perché vago: con Google tutto diventa accessibile con un clic e spesso si scopre che non è poi un granché,perché«quell’esattez­za ti ha sterminato l’immaginazio­ne, l’ha invasa e rovinata per sem­pre ». Insomma tra amore e dolore, si impareranno tante cose, tipo: co­me farsi consolare da una vecchia amica, come non tagliarsi la lin­gua leccando una busta, come ri­conoscere un trasferito, come non partire per un viaggio, come incro­ciare l’assoluto ricordando i Du­ran Duran, e anche, infine: «ma perché la gente non si fa i cazzi suoi?». Infine, cercando di salvarsi dal «boomerang biografico», i luo­ghi ideali per innamorarsi restano gli aeroporti,dove c’è una percen­tuale altissima di donne bellissi­me di cui innamorarsi, cioè: in ae­roporto sembrano tutte top mo­del, perché? De Silva ve lo spiega scientificamente. E anche, infine, proustianamente, perché «quello che più di tutto mi attira, quello che proprio mi devasta di una don­na in un aeroporto, è il pensiero che non la rivedrò mai più. E una donna che non rivedrai mai più è bella per forza. Una donna che non rivedrai mai più è tutta imma­ginazione. Una donna che non ri­vedrai mai più è una donna a cui prometteresti qualunque cosa pur d’impedirle di andarsene». È come l’Albertine di Marcel Proust, alla fine il Narratore sco­pre che il momento più profondo e reale dell’innamoramento era quando l’aveva appena intravista, quando non sapeva niente di lei, quando la massima profondità era tutta sulla superficie dell’im­maginazione. È la fortuna della Sil­via di Leopardi, essere lì alla fine­stra, o di Fanny Targioni Tozzetti, non essersi mai concessa a Giaco­mo, essere una stronza qualsiasi. È che in amore non c’è rosa senza spine, ma se son rose sfioriranno. Come nel finale triste dei Promessi sposi dove comincia la routine e fi­nisce il romanzo, o come Albano e Romina dopo trent’anni: un bic­chiere di vino con un panino la feli­cità, già.