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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

Il comune che si ribella all’Italia e sogna di diventare Signoria - Sono anni che il signor Augu­sto Guglieri sogna di poter leggere sull’atlante di geografia: «la Ligu­ria confina con la Signoria di Testi­co »

Il comune che si ribella all’Italia e sogna di diventare Signoria - Sono anni che il signor Augu­sto Guglieri sogna di poter leggere sull’atlante di geografia: «la Ligu­ria confina con la Signoria di Testi­co ». Pensare in grande. Questa è la prima regola. E lui sono qua­rant’anni che si prepara, che rac­coglie carte, manoscritti e docu­menti. Atti di vendita. Ora è tutto pronto: Testico, il comune in pro­vincia di Savona con duecento abi­tanti, dichiarerà la propria indi­pendenza dall’Italia. E lo farà in grande stile, in modo preciso e circostanziato, presen­tando regolare richiesta all’Alta Corte di Strasburgo. E se tutto an­drà bene, gli atlanti di geografia sa­ranno modificati. E Augusto Gu­glieri avrà avuto ragione. Come ha raccontato Stefano Franchi sul Secolo XIX , la dichiarazione di in­dipendenza poteva essere dichia­rata in qualsiasi momento, dalla proclamazione dell’Unità d’Italia ad oggi, ma è successo adesso per­chè ci sono voluti anni per racco­gliere tutte le carte necessarie per la richiesta formale. Ed è tutto me­rito di Augusto, esattore delle tas­se di 68 anni oggi in pensione con la passione per la storia. «Ho tutti i manoscritti che corroborano la mia tesi- spiega lui». La storia in effetti è lunga e risa­le alla morte di Carlo Magno, a quando cioè Testico apparteneva ai romani ed è passata intorno al mille al vescovo conte di Albenga. Ed è da quel momento in poi che la storia di Testico si complica, tra carte bollate e passaggi di proprie­tà­che solo Augusto ha avuto la pa­zienza di mettere in ordine. «Nel 1298 sale al vescovado un france­scano che vende le terre della val­lata. Il 30 gennaio,con l’autorizza­zione del Papa, i Doria si fanno avanti e comprano tutto. Nel 1576 i feudi vengono venduti ai Savoia, ma nell’atto di vendita i Doria spe­c­ificano che Testico deve rimane­re fuori dalla compravendita». È questa la via di fuga di Testico, quella che oggi le permette di chie­dere l’autonomia. «Nel marasma generale del 1735- racconta Augu­sto, al preliminare di pace del con­gresso di Vienna, viene conferma­ta la c­essione dei territori delle lan­ghe dai Doria ai duchi di Savoia. E nel documento viene erronea­mente indicata anche Testico. Ma è un errore. Testico è sempre stata di proprietà della famiglia genove­se dei Doria fino ad oltre l’Unità d’Italia». Augusto è un fiume in piena.Riversa i suoi quarant’anni di ricerche snocciolando date e guerre. «Questa tesi è suffragata anche dal fatto che durante la pri­ma guerra mondiale l’ultimo ere­de della famiglia Doria, Tomma­so, partecipò al conflitto come al­leato dell’Italia. È morto in batta­glia e da allora il nostro territorio è stato considerato, in maniera arbi­traria italiano. Ma è sbagliato. È la storia che lo dimostra». Oggi con carte alla mano, Testi­co fa sul serio. Vuole tutelare la sua autonomia e l’identità della propria terra. «Chiederemo di es­sere ammessi alla Ue come Stato sovrano e chiederemo l’autorizza­zione per coniare i nostri Euro, con il simbolo europeo da una par­te e quello della Signoria di Testi­co dall’altra». Intanto gli abitanti si sono già fatti molte illusioni e fervono i pre­parativi in vista dell’indipenden­za. Tra la gente si respira di un en­tusiasmo febbrile. Consiglieri, sin­daco e cittadini già immaginano grandi cose. Niente viene lasciato al caso, compilano programmi dettagliatissimi su come ammini­­strarsi. Nella lista ci sono energie rinnovabili come il fotovoltaico e l’energia eolica per essere autosuf­ficienti dalle altre nazioni. «Sulla spazzatura- dichiara Sebastiano Carta, presidente della pro loco­siamo pronti a fare la raccolta dif­ferenziata e vendere alle aziende i materiali riciclabili come carta, ve­tro e ferro. L’umido, la spazzatura organica la tratteremo per ottene­re fertilizzanti per le viti e gli olivi del paese. Investiremo nella rete viaria migliorando le strade, i sen­tieri pedonali ». In programma an­che un eliporto. Testico, davanti al sogno separatista si è risveglia­ta, c’è il profumo di un’economia nuova. «Da quando è iniziata a cir­colare la voce dell’indipendenza, riceviamo telefonate in continua­zione, spiega Guglieri. Forestieri vogliono comprare le nostre vec­chie case». È questa la chiave per capire questo entusiasmo diffu­so. «Guardi Seborga. Là hanno già ottenuto l’autonomia. E da paese agricolo è diventato turistico. La gente ci va in gita, compra gadget, coniano moneta, fanno le targhe. E i turisti impazziscono per que­ste cose. E perché Testico non può fare lo stesso?».