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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

L’India inventa lo smartphone islamico - Finito anche per i musulmani il buon tempo in cui Berta filava (magari impacciata dal burqa, cer­tamente dal velo)

L’India inventa lo smartphone islamico - Finito anche per i musulmani il buon tempo in cui Berta filava (magari impacciata dal burqa, cer­tamente dal velo). Finito il tempo in cui le meraviglie del mondo co­nosciuto erano solo quelle, fanta­sticate, delle Mille e Una Notte, af­fidate alla facondia di stornellato­ri di mestiere e alla fantasia di ro­mantiche e malinconiche princi­pesse. Nel mondo globalizzato, dove gusti tendenze e consumi so­no appiattiti sul Grande Standard americano e orientati verso il gran­de tempio di sorella Elettronica, anche il mondo islamico (taleba­ni a parte, che dalla modernità si erano chiamati fuori alla grande, e per far capire come la pensava­no avevano appeso ai lampioni di Kabul i televisori che avevano tro­vato in giro, salvo poi comunicare coi telefoni satellitari, nel momen­to del bisogno), anche il mondo islamico, dicevamo, si è consegna­to ormai da tempo al dio del Con­sumo, meglio se sfrenato, e al de­mone della modernità. Ora, poiché evidentemente se ne sentiva la mancanza, ecco an­che lo Smartphone islamico, tele­fonino così intelligente da avere il Gps (che ti dice con lo scarto di un palmo dove sei sul pianeta) sem­pre puntato sulla Mecca. Dentro la prodigiosa macchinetta, che è stata pensata e realizzata in India, gli acquirenti che temono di appa­rire troppo moderni e dunque scarsamente devoti ci troveranno la copia integrale del Corano, cer­te apps come iPray e iQuran e una calcolatrice così furba da stabilire qual è, a seconda dei propri ricavi, la zakat, ovvero il quantum di ele­mosina da destinare ai meno for­tunati, secondo i dettami del Pro­feta. L’Enmac traduce inoltre il Co­rano dall’arabo in 29 lingue, inclu­de gli insegnamenti di Maometto e una guida per i musulmani india­ni sui riti del pellegrinaggio alla Mecca. Quanto potrà vendere la pepita fabbricata dagli ingegneri della «Bangalore valley» nessuno sa dire, al momento. Ma stiamo pur sempre parlando di un merca­to di 850 milioni di utenti; e anche se in mezzo ci sono gli autisti di ri­sciò del Madhia Pradesh e i conta­dini dell’Andostan, resta sempre un business mica male. L’ideatore dello smartphone Enmac, Anuj Kanish, dice che la sua azienda ha puntato a ottenere una «tecnologia religiosa», capa­ce di aiutare i consumatori a «ri­manere in contatto con Dio ». Ora, può essere che mister Kanish dica la verità, e che nella sua ricerca sia stato mosso da nobili ideali; così come può essere che sia un astuto capitalista che ha fiutato l’affare e ora lo ammanta di pietas unica­mente per paraculaggine. Resta il fatto che lo smartphone islamico rischia di seminare lo scompiglio nelle madrasse (le scuole islami­che) di più stretta osservanza e di schiavardare il poco che era rima­sto di tradizione in un mondo an­c­ora legato a regole e costumi non barattabili. «La religione - dice mellifluo Anuj Kanish - ha un ruolo molto importante nella società indiana, così come la telefonia mobile. Noi abbiamo solo messo insieme i due aspetti». Chissà, forse ha ra­gione lui. Che Allah gliela mandi buona.