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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

MA DOVO SONO FINITI TUTTI GLI INDIGNATI?

Adesso che la manovra ha azzannato il cor­po sociale, si contano le ferite, e si leccano. Il governo tecnico si è comportato con astuzia: è riuscito a minimizzare gli effetti dei propri morsi spacciandoli per salutari e, in alcuni casi, usando un linguaggio morbido per descrivere la durezza del trattamento riservato ai cittadini. Prendiamo i carburanti. Aumenteranno di un bot­to, ma pochi finora se ne erano accorti: 11 centesimi al litro. E la supertassa sulle auto di lusso era pure pas­sata inosservata, perché uno pensava: tanto a me non tocca, la mia vettura è media. Balle. Praticamen­te qualsiasi macchina che non sia una utilitaria sarà penalizzata. Pochi esempi giusto per chiarire che qui non si scherza. Non scherza nessuno da quando Silvio Berlusconi si è dimesso. La satira è morta per mancanza della vittima preferita, non c’è un comico che strappi un sorriso, perfino Roberto Benigni non ha un tubo da dire, solo Fiorello diverte e si diverte perché, essendo un cavallo di razza, non ha bisogno del Cavaliere per fare ottimamente il suo lavoro. In meno di un mese l’Italia è cambiata. Sono cam­biati i costumi. Sono cambiate le reazioni benché la realtà sia sempre la stessa: quella di un Paese strema­to dalla crisi, ingobbito sotto il peso di un debito pub­blico senza eguali in Europa, impoverito da dieci an­ni di euro a suo tempo cambiato per 1936 lire e rotti (uno sproposito), paralizzato da un sistema politico antiquato, prigioniero di una Costituzione cucita su misura per gestire il dopo fascismo col terrore di un ritorno della dittatura. All’improvviso, ritiratosi Berlusconi, cui si attribui­va la responsabilità di ogni guaio nazionale, è tra­montata la voglia di protestare, manifestare, incen­diare, organizzare cortei. Tutto ciò che al governo precedente veniva impedito di fare da partiti litigiosi e insensibili all’inte­resse comune, è concesso invece a Mario Monti, al quale si rivolgo­no garbate critiche e molti inco­raggiamenti a proseguire nel­l’opera di tosatura del gregge (le pecore siamo tutti noi).
Il lettore ricorderà quanto fosse­ro attivi girotondi, popolo viola e affini che si riconoscevano nei di­pietristi e negli internauti di Bep­pe Grillo. Ecco, che fine hanno fat­to? Non urlano più. Non vanno in piazza neanche a bersi un caffè. Non si fanno notare. Hanno sciol­to i gruppi? Hanno riconquistato la pace dei sensi?
Sono spariti pure gli indignati, quelli che hanno occupato Roma un pomeriggio intero devastando ciò che stava loro intorno. Non si indignano più. Non sfilano più. Di­spersi. Non gli frega nulla delle pensioni né delle tasse che, co­munque, non pagano perché provvedono i genitori a versarle. Di precari si è smesso di discutere. Gli studenti hanno sospeso le osti­lit­à forse perché il ministro Maria­stella Gelmini si è ritirata a vita tranquilla. L’Italia si è trasformata in un Paese pacifico, sobrio (come no?), attento ai conti pubblici e pri­vati, forse terrorizzato dai tecnici. Sono maturati anche i sindaca­ti? Hanno brontolato un po’, ma si sono in fretta rassegnati. Giusto un paio d’orette di sciopero an­nunciato, roba piccola, simboli­ca, tanto per gettare fumo negli oc­chi dei lavoratori e dei pensionati.
Che pensare poi della signora Su­sanna Camusso, segretaria gene­rale della Cgil? Da lady di ferro a faccia di tolla: non strilla più, bela. E Monti può andare avanti per la sua strada lastricata di buone in­tenzioni. Attendiamo i risultati.