Varie, 7 dicembre 2011
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Collins Suzanne
• Connecticut (Stati Uniti) 21 novembre 1962 (per altre fonti New Jersey 11 aprile 1962). Scrittrice. Nota per la saga Hunger Games • «Nel fantastico mondo della distopia i bambini sono condannati a combattere fino alla morte, come i gladiatori di una volta, e la guerra civile si gioca tra uno spot e l’altro lanciato in tv dalle fazioni l’un contro l’altra armata. Non è per niente il migliore dei mondi possibili e infatti lo dice la parola stessa: la distopia è un po’ la faccia triste dell´utopia. Però in classifica l’ultimo fenomeno della letteratura per ragazzi (che nella patria del politicamente corretto chiamano young adults, giovani adulti) si vende che è un piacere [...] il primo volume della serie, Hunger Games appunto, uscito nel 2008 [...] riuscì a malapena a piazzarsi al 92esimo posto in classifica. Ma il passaparola su Facebook e una crescente comunità di distopici fan ha spinto prima il seguito Catching Fire direttamente al primo posto e ha poi miracolosamente recuperato nella top ten, a due anni di distanza, lo stesso Hunger Games. Un successo che si autoalimenta. E che sta trasformando [...] Suzanne Collins in una star del calibro della mamma di Harry Potter, JK Rowling, e della generatrice di vampiri, Stephenie Meyer. Un trionfo impensabile fino a poco tempo fa per questa sceneggiatrice di televisione per ragazzi che adesso si costruisce un pedigree letterario e racconta che la sua distopia, a ben guardare, racconta storie che affondano nei miti greci come quello di Teseo e del Minotauro. Il Minotauro qui sarebbe il potere televisivo che si mangia i bambini ma al quale cerca eroicamente di resistere la protagonista della serie, Katniss Everdeen, la 17enne che ha generosamente preso il posto della sua sorellina nelle battaglie sanguinarie in tv. I critici avvertono che infiltrarsi nella trama è pericolosamente insidioso per i fan e i non addetti. Ma il dubbio che tutti sperano di vedere risolto nell’ultima puntata è semplice: si tratta di sogno o realtà? Il futuro distopico esiste davvero (sulla carta del romanzo, s’intende) o è solo frutto (un po’ come nell’Inception di Leo DiCaprio) degli incubi dei suoi protagonisti? [...]» (“la Repubblica” 25/8/2010) • Vedi anche Silvia Bizio, “la Repubblica” 13/9/2011.