Sara Nicoli, il Fatto Quotidiano 6/12/2011, 6 dicembre 2011
IRPEF, B: COMANDA ANCORA (AL TELEFONO)
C’era. Eccome se c’era. Nelle bozze circolate fino a poche ore prima del Consiglio dei ministri di domenica, la parola Irpef, con aumento dell’aliquota dal 41% al 43% per i redditi superiori ai 75 mila euro, c’era. Poi, di colpo, sparito tutto.
UN ABBAGLIO collettivo? Pareva di sì, quando il ministro Pietro Giarda ha annunciato che di Irpef nell’articolato non c’è traccia. Dopo sono cominciati a salire i sospetti. Anche a giudicare dall’inusuale asprezza con cui un accigliato professor Monti ha strapazzato niente di meno che gli amici economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi che domenica mattina, sul Corriere avevano osato criticare le indiscrezioni sulla manovra (anche l’aumento Irpef) in prima: “Caro presidente no, così non va”. La lesa maestà si paga cara. “Costoro – ha scandito con voce tagliente – si sono fidati più delle indiscrezioni frettolose che del nostro buonsenso”. Fatta salva la diatriba accademica c’è un motivo politico per cui Monti è apparso nervoso sull’argomento Irpef. La sua spiegazione sul fatto che un aumento dell’imposta sulle persone fisiche avrebbe “irritato gli italiani che pagano le tasse” non ha convinto nessuno. È stato – dopo – un ministro di peso del governo a spiegare quello che è accaduto durante le consultazioni. E poi in Consiglio dei ministri, quando Monti ha annunciato la sua volontà di stralciare l’aumento previsto.
Tutto ruota intorno al colloquio con il segretario Pdl Alfano. Che ha chiesto apertamente a Monti di soprassedere all’introduzione dell’odiosa misura che avrebbe colpito una fetta consistente del bacino elettorale pidiellino. Poi è arrivato Raffaele Bonanni, alfiere del sindacato cattolico, che ha messo in atto una pressione molto forte per convincere Monti a desistere. Ma la svolta è arrivata più tardi, quando sono intercorse due telefonate del premier; quella con Bersani, per farsi dare il via libera sulle pensioni, seguita a quella con Berlusconi. Il Cavaliere ha fatto capire a Monti che all’aumento dell’Irpef sarebbe corrisposta – come minimo – un’astensione del gruppo del Pdl alla Camera. Un atto politicamente forte, di sostanziale rifiuto della manovra, che avrebbe messo Monti in grave difficoltà. Berlusconi, poi, di certo ha pensato anche a se stesso quando ha parlato di “misura impopolare e sconcertante per chi ha sempre pagato le tasse”.
LE PAROLE di Berlusconi devono essere state oltremodo convincenti se poi Monti è arrivato a Palazzo Chigi nel pomeriggio dicendo che dell’aumento Irpef non se ne faceva più nulla. Quindi, si sarebbe rivolto alla Fornero spiegando l’impossibilità di proseguire nell’incentivazione delle pensioni sopra i mille euro e provocando lo sconcerto della ministra che, infatti, in conferenza stampa si è sciolta in lacrime, considerando il taglio sulle pensioni quasi una sua sconfitta personale. Insomma tra il no di Berlusconi sull’Irpef e l’ira di qualche migliaia di pensionati, la scelta non si è neppure posta.