Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 6/12/2011, 6 dicembre 2011
SI RIAFFACCIA LO SCENARIO PIÙ TEMUTO
Il peggiore incubo dei mercati si è avverato ieri sera quando il Financial Times, con sospetta anticipazione di un comunicato dagli impatti potenzialmente rovinosi per la zona dell’euro, ha diffuso sul suo sito la notizia della minaccia di declassamento «a rastrelliera» da parte di Standard & Poor’s sui rating "AAA" di Germania, Francia, Olanda, Austria, Finlandia e Lussemburgo. Che la crisi dell’euro si potesse aggravare al punto da minare l’Unione monetaria e la moneta unica, per i mercati fino a un anno fa era considerato un evento irrealistico e improbabile, fino a qualche mese fa aveva una probabilità molto remota di poter accadere: ieri sera, dopo la divulgazione del credit watch negativo di S&P su 15 rating sovrani della zona dell’euro (Cipro e Grecia esclusi perché già minacciati), il "worst case scenario" si è affacciato come uno spettro da dietro l’angolo. L’Eurozona e la sua crisi multipla finanziaria, bancaria, economica, politica, normativa e di identità – questa la sostanza – non è più un territorio meritevole della massima affidabilità creditizia contrassegnata dalla tripla A.
La AAA degli Stati Uniti ha iniziato a indebolirsi per molto meno, dopo tutto, e la mossa di Standard & Poor’s sull’Europa "core" e sui periferici sembra concretizzare le paure più recondite che il mercato nutriva da mesi. Un incubo fatto realtà però che oggi sconvolgerà molti. Quel che desterà maggiore preoccupazione da oggi è che il credit watch su una lista "privilegiata" di sei Stati (molti con la AAA ma tra i quali anche Belgio) dovrebbe essere retrocesso nel peggiore dei casi di un solo gradino mentre gli altri nove – tra i quali l’Italia ma anche la Francia – fino a due gradini. Questo significa che il worst case scenario, in arrivo forse entro 90 giorni, potrebbe risultare nella trasformazione di numerose A (come quella italiana) in BBB, l’ultimo livello della categoria d’investimento prima di quella speculativa.
In fatto di tempismo, S&P’s ha rispettato ieri la nuova regola imposta da Bruxelles in base alla quale gli Stati minacciati da declassamento devono essere avvertiti, in via del tutto confidenziale, con 12 ore di anticipo. Questa anticipazione dovrebbe dare loro il tempo di "organizzarsi" per "parare il colpo". In verità, questo metodo di comunicazione spalanca la porta al rischio di insider trading e alla circolazione di notizie altamente confidenziali. Non è un caso se il Financial Times sia stato messo a conoscenza di questo materiale "esplosivo" in anticipo, prima della divulgazione del comunicato: non è detto dunque che la nuova strada sia sempre migliore della vecchia via. Le agenzie di rating, prima delle nuove norme di trasparenza all’europea, si imponevano tempi strettissimi di pubblicazione e divulgazione dei comunicati, per evitare che notizie con un alto grado di impatto sui mercati potessero circolare incontrollate.
Il tempismo di S&P’s verrà comunque messo in discussione: il credit watch a rastrelliera su 15 Stati, una modalità che non ha precedenti, arriva in una settimana estremamente delicata per il futuro dell’Eurozona, a pochi giorni dal Consiglio europeo al quale è stata affidata la stesura del rafforzamento della governance dell’unione fiscale ed economica europea. L’unica speranza per i mercati è che la decisione di S&P’s funzioni in questa fase da stimolo, un’esortazione per spingere l’Europa nella giusta direzione e non alimenti invece ripensamenti o indietreggiamenti.