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 2011  dicembre 06 Martedì calendario

RENZI NON CAVA UN LEONARDO DAL BUCO


Giù le mani da Giorgio Vasari! Giù le mani dal suo affresco in Palazzo Vecchio che i tecnici scatenati da Matteo Renzi hanno cominciato a bucherellare nella speranza di trovarvi sotto la fantomatica “Battaglia di Anghiari” dipinta da Leonardo. Sul Salone dei Cinquecento sta incombendo non il consueto restauro-spettacolo, utile più agli sponsor che all’arte, ma qualcosa di molto peggiore: un restauro-rottamazione. Chiaro, quest’ultima parola mi è venuta in mente perché a fortissimamente volere il discutibile e infatti sempre più discusso bucherellamento è l’ambizioso sindaco rottamatore: non essendo ancora riuscito a spedire Bersani dallo sfasciacarrozze, la brutta fine sta cercando di farla fare a Vasari che si frappone fra lui e una meravigliosa photo opportunity. Ma ci pensate a quant’è ganzo farsi fotografare sul ponteggio con lo sfondo del Leonardo ritrovato? C’è anche il caso di finire al telegiornale, così rosicano sia Pierluigi che l’altro rivale, Nicola Zingaretti, tiè! Per questo, non per altro, la squadra capitanata dall’ingegner Seracini sta danneggiando un’opera che sicuramente c’è per recuperare un’opera che probabilmente non c’è. Ci si gioca la realtà per inseguire un sogno: puro renzismo.
Ovviamente Renzi e i renziani giurano che la “Battaglia di Scannagallo”, questo il titolo dell’affresco vasariano pluritrafitto, non corre alcun pericolo: ma certo, per la conservazione di un’opera del Cinquecento non c’è niente di meglio che praticarvi sette fori, così magari prende un po’ d’aria.
Cecilia Frosini, una delle più importanti restauratrici di pitture murarie del mondo, era stata interpellata, ma si è tirata indietro, pensandola molto diversamente: «Ho rinunciato a bucare il muro per una mia precisa posizione etica. Non voglio che l’affresco ben conservato di Vasari venga sacrificato». Etica? Non mi sembra una parola che possa commuovere Renzi: cosa conta l’etica quando sono in ballo vanità e potere? La segreteria del Pd val bene sette buchi! Purtroppo per lui il fronte di chi non ci sta a vedere ridotta un’opera importante in un colabrodo si sta allargando: ci sono storici dell’arte, c’è Salvatore Settis, adesso c’è pure Italia Nostra che vuole portarlo in tribunale per danneggiamento (articolo 635 del codice penale). Per ora hanno ottenuto un importante risultato: almeno nella notte di ieri sono stati sospesi i buchi sull’affresco del Vasari.
Secondo molti esperti la battaglia vasariana verrà sconciata inutilmente, sia perché i renziani stanno accanendosi sulla parete sbagliata, sia perché anche qualora si trovasse qualcosa si tratterebbe di un misero resto, di un brandello. Leonardo, va detto, era un grande pittore su tavola, ma come pittore su parete era un disastro. Siccome non padroneggiava la tecnica dell’affresco, doveva ogni volta inventarsi una scorciatoia che puntualmente presentava il conto. Il famoso “Cenacolo”, dipinto con colori inadeguati al supporto, cominciò a creparsi dopo l’ultima pennellata, riducendosi in frantumi nel giro di pochi decenni: i visitatori in fila a Santa Maria delle Grazie pensano di ammirare l’autore della “Gioconda”, ma vedono più che altro il lavoro di restauratori baldanzosi, capaci, nei secoli passati, di trasformarsi in pittori veri e propri e ridipingere intere figure.
La “Battaglia di Anghiari” nacque ancora peggio, anzi non nacque neppure: abortì. I tragicomici dettagli tecnici li conosciamo proprio grazie al Vasari, buon artista e miglior cronista di cose d’arte. In una pagina memorabile delle sue Vite ricorda che Leonardo a Palazzo Vecchio «fece una composizione d’una mistura sì grossa che cominciò a colare». E così il formidabile “groppo di cavalli” del cartone preparatorio si trasformò in ripugnante paciugo. Per evitare pernacchie il maldestro genio fiorentino pensò bene di tagliare la corda. Dopo qualche tempo il salone venne affidato al Vasari, meno geniale ma molto più professionale, che lo ristrutturò e lo ridipinse senza problemi di sorta. La “Battaglia di Scannagallo” se ne rimase tranquilla per secoli: passarono i Medici, passarono i Lorena, passarono i Savoia, e a nessuno venne in mente di scannarla per vedere se sotto c’era rimasta qualche pennellata leonardesca. Fino al giorno in cui arrivò Matteo Renzi, che da immodesto qual è si identifica più con Leonardo che con Vasari, e mise in azione i trapani.
Per una volta io e Bersani la pensiamo allo stesso modo: ci auguriamo entrambi che il sindaco di Firenze non cavi un Leonardo dal buco. Lui se lo augura segretamente, per salvare la poltrona. Io pubblicamente, per salvare il povero Vasari dalla rottamazione.

Camillo Langone