Ettore Bianchi, Italia Oggi 6/12/2011, 6 dicembre 2011
ISRAELE STIMA UN MILIONE DI MORTI
Il cerchio intorno a Israele si sta stringendo. E Tel Aviv comincia a sentirsi seriamente sotto minaccia, specialmente da parte dell’Iran che starebbe lavorando alla bomba atomica. Al punto che le forze armate israeliane ipotizzano un milione di morti tra i civili in caso di un attacco proveniente dall’Iran, dagli Hezbollah libanesi e da Hamas.
Fonti militari occidentali sostengono che soltanto gli Hezbollah dispongono di una potenza di fuoco che va da 40 a 50 mila razzi e missili, una parte dei quali a lunga gittata. Un ufficiale di Tsahal, l’esercito israeliano, osserva che nel giro di pochi anni Hezbollah e Hamas sono riusciti a moltiplicare per dieci la portata e il numero delle loro armi.
Lo scenario intorno a Tel Aviv è completamente mutato da un anno a questa parte. A cominciare dalla cosiddetta primavera araba, il movimento che a inizio 2011 ha provocato il rovesciamento di diversi regimi nel Nordafrica fino a scuotere il Medio oriente. In Egitto la caduta di Hosni Mubarak è vista con preoccupazione da Israele, perché rischia di sconvolgere l’equilibrio e le relazioni stabili tra i due paesi. Gli occhi sono fissati in particolare sul trattato firmato nel 1979 e che finora ha assicurato la pace. Ma recentemente un dirigente egiziano ha dichiarato che esso non va considerato sacro. Secondo Ephraim Kam, dell’Istituto per gli studi di sicurezza di Tel Aviv, se i Fratelli musulmani si insedieranno al potere, potrebbero svuotare il trattato del suo contenuto e porre fine al dialogo con gli israeliani a vantaggio di Hamas.
Un altro vicino che inquieta le alte sfere dello stato ebraico è la Giordania.
Essa non è ancora stata toccata da fenomeni rivoluzionari ma, se la maggioranza palestinese si impadronisse del potere, l’accordo di pace che risale al 1994 diventerebbe più incerto. Per non parlare della Turchia, dove invece lo strappo sembra essersi già consumato. Da quando il primo ministro Erdogan è in carica, le relazioni si sono via via raffreddate, fino ad arrivare il mese scorso all’interruzione delle esercitazioni militari comuni che si tenevano da parecchi anni. Ankara preferisce ora potenziare i rapporti con il mondo arabo. Ephraim Inbar, direttore dell’università Bar-Ilan di Gerusalemme, dice senza mezzi termini che la Turchia è divenuta rivale di Israele e, per quest’ultimo, si tratta di una grossa perdita.
Quanto all’Iran di Mahmud Ahmadinejad, questa situazione di incertezza fa il suo gioco. Ephraim Kam sottolinea che Teheran sfrutterà la debolezza del mondo arabo, ma anche quella che ha colpito Europa e Stati Uniti, per estendere la sua influenza nell’intera regione. I militari temono che, presto o tardi, su Israele si abbatterà una pioggia di missili e razzi: essi, pur non essendo in grado di distruggere il paese, provocherebbero ingenti danni umani e materiali. Per questo, nonostante i minori fondi a disposizione delle forze armate, occorre rafforzare le difese. La protezione antiaerea è stata potenziata. E c’è anche chi teme che Tel Aviv si stia preparando all’attacco preventivo contro l’Iran.