ANDREA MALAGUTI, La Stampa 6/12/2011, 6 dicembre 2011
Massimo Vitali stessa foto stesso mare - Qual è il momento in cui la fotografia diventa arte? Londra, Mayfair, la galleria al primo piano si chiama Brancolini Grimaldi, enclave italiana a cinquecento metri da Buckingham Palace
Massimo Vitali stessa foto stesso mare - Qual è il momento in cui la fotografia diventa arte? Londra, Mayfair, la galleria al primo piano si chiama Brancolini Grimaldi, enclave italiana a cinquecento metri da Buckingham Palace. Lo spazio è un salone doppio, molto ampio, con vetrate che guardano Albemarle Street. Un uomo su una scala di acciaio sistema i faretti che illuminano opere imponenti, un metro e ottanta per tre, o anche due per cinque. Resteranno montate su queste pareti bianche fino al 28 di gennaio. Sono spiagge, italiane e spagnole, magnifiche. Ma questo è secondario. E’ più rilevante che in qualche modo spaventano. La natura è incombente, padrona. Eppure sono gli uomini a contare. Piccoli, schiacciati dall’ambiente, definiti con una precisione da film in 3D. Gli sguardi, i costumi, le relazioni, i gruppi, gli asciugamani. Ogni punto è a fuoco lungo orizzonti profondi anche due chilometri. Come se fossero stati messi lì in un altro momento, con un computer. Invece sono scatti puliti. Click. Nessun ritocco. Ogni profilo è una storia. «Uso delle macchine con lastre di grande formato. Con il digitale questa precisione è impossibile». Massimo Vitali è uno dei fotografi italiani più conosciuti nel mondo. A Londra ci ha vissuto, ma ha esposto in molte capitali, da Berlino a New York. I capelli molto bianchi, 67 anni, un fisico che trasmette un’idea di forza. In genere per storicizzare i litorali studia il posto mesi prima. Poi, in un giorno, monta una impalcatura in fibra di carbonio, in cui la macchina fotografica è sospesa a cinque metri e mezzo d’altezza. Dal 1994 fa spiagge. E’ passata una generazione. L’Italia di Berlusconi al mare. Dal consumismo alla crisi. Il trash catodico elevato a stile di vita. Qual è il momento in cui la fotografia diventa arte? E’ complicato dirlo, ma in questa mostra succede. Vitali, perché le spiagge? «Perché l’accoppiata sociologia-fotografia mi attira da sempre. E volevo concentrarmi sulla gente comune. Gli scatti sono documenti. E le spiagge, quelle libere, sono dei campioni straordinari». Che faccia aveva l’Italia nel ‘94? «Diversa da quella dei miei ricordi da ragazzo». Lei aveva 15 anni negli Anni Sessanta. «La ricostruzione. La gente comprava due paia di scarpe e duravano per la vita. Di sicuro non esistevano i vestiti col nome». Scusi? «La marca. Una volta chiedevi una giacca, i pantaloni di fustagno. A nessuno sarebbe venuto in mente di dire voglio le Nike. Le scarpe erano scarpe e basta». Torniamo agli Anni Novanta. «Il Paese era già decisamente cambiato, ma col berlusconismo c’è stata un’accelerazione ulteriore». Mai stato berlusconiano? «Per fortuna non ho avuto questo problema». Che problemi ha avuto? «No, cambiamo strada. Non mi va di politicizzare. Chi si ferma davanti al mio lavoro è libero di farsi l’opinione che vuole». Che cosa c’era nelle foto 15 anni fa? «Faccio un esempio di due scatti a Marina di Pietrasanta. Uno del ‘96 e uno recente. Stesso posto, stesso giorno di inizio agosto. Io osservo le cose minime. I tatuaggi, gli asciugamani, i costumi, i gruppi, le famiglie. Beh, è un altro pianeta». Peggiore? «Non giudico. Guardo. Oggi c’è più gente che vende cose. La spiaggia è un territorio di scambio. Sia umano che di oggetti. Un grande suk. Come se per campare ci si dovesse inventare qualcosa. E come se non si potesse più fare a meno di esibirsi». Una necessità o una passione l’egocentrismo? «Le due cose. Un tempo le spiagge libere erano piene, affollate. Ma ci si andava per stare tranquilli». Oggi? «Sono più vuote. E composte da giovani che non hanno i 50 euro necessari per gli stabilimenti. Sono il volto dalla crisi». Come sono questi ragazzi? «Facile. Sono figli della televisione». Volgari? «Sì. Sfacciati. Ci sono donne aggressive, tremende. Uomini folli». Eppure nelle sue ultime foto la natura riprende il suo posto. «E’ vero. La natura è dominante e gli uomini sembrano colonie di pinguini, mammiferi incidentalmente ospiti di uno spazio». Siamo moscerini arroganti? «Noi e la natura abbiamo cicli diversi. Facciamo di tutto per sfasciarla, ma fortunatamente è uno sforzo vano. Siamo formiche che attaccano un bue e non ce la fanno ad abbatterlo. Guardi quello scatto. E’ una spiaggia in Galizia. Le persone sanno che presto arriverà la marea. Sono inquiete perché il mare è più forte di loro. Eppure stanno lì. Anche perché simbolicamente l’acqua lava ogni peccato. Ma quella foto è stata scattata in Spagna». E allora? «Gli spagnoli sono più educati di noi. Meno invadenti». I governi filtrano i costumi di un Paese? «Forse. Ma il berlusconismo è esistito non perché Berlusconi è cattivo, ma perché gli italiani sono come lui. Non è venuto dall’Islanda. E tanto meno da Marte. E’ un nostro prodotto doc».