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 2011  dicembre 06 Martedì calendario

Dopo le elezioni in Russia i petrolieri sono quelli che rischiano di perdere di più - Nel gruppo delle grandi economie emergenti, la Russia è in coda alla classifica con riferimento a quattro dei sei indicatori di governance usati dal Fondo monetario internazionale

Dopo le elezioni in Russia i petrolieri sono quelli che rischiano di perdere di più - Nel gruppo delle grandi economie emergenti, la Russia è in coda alla classifica con riferimento a quattro dei sei indicatori di governance usati dal Fondo monetario internazionale. Per quanto riguarda gli altri due, la stabilità politica e la dimensione denominata «voice and accountability», che valuta la libertà di espressione e la responsabilità di chi governa, la valutazione del paese è comunque «scarsa». Il voto di domenica è una conferma di questa cupa analisi. I risultati riflettono il calo di popolarità di Vladimir Putin, attuale primo ministro nonché ex e probabile futuro presidente. Nonostante il quasi-monopolio dei mezzi di informazione e il sospetto di brogli elettorali, il suo partito Russia Unita ha ricevuto meno di metà dei voti totali. Ciò significa che avrà diritto a poco più di metà dei seggi nella Duma, contro i due terzi di cui disponeva nel parlamento uscente. In teoria, e nelle parole del presidente Dmitry Medvedev, questa è «democrazia in atto». In pratica, è difficile che la nuova costellazione politica possa migliorare il piazzamento della Russia rispetto agli altri indicatori dell’Fmi - efficienza del governo, qualità dei regolatori, primato della legge e controllo della corruzione resteranno fattori a rischio. Il successo elettorale ha premiato un’opposizione che fa pochi progressi sul piano della credibilità politica. Il Partito comunista e il partito nazionalista Ldpr non hanno una politica economica coerente, mentre il partito Russia Giusta era stato creato dal governo per generare piccole dosi di critica leale. La nuova Duma sarà più populista, ma questa è una caratteristica che di solito si traduce in politiche economiche autodistruttive. Ad esempio, la scelta di usare i proventi dell’export di energia per accontentare i pensionati può essere una buona notizia per questa fascia della popolazione, forte in una Russia sempre più vecchia, ma può rivelarsi disastrosa quando i prezzi di petrolio e gas scendono vicino ai costi di produzione. In Russia manca una tradizione di governance trasparente. Né esiste l’iniziativa economica necessaria per lo sviluppo di una moderna economia industriale.