MARCO RAFFA, La Stampa 6/12/2011, 6 dicembre 2011
“Noi, le prime vittime della demagogia” - La Provincia di Genova, con i suoi 987 dipendenti e un bilancio 2011 di 204 milioni di euro di cui 40 destinati a personale, contributi e Irap, sarà una delle prime a cadere sotto la scure del decreto Monti: l’amministrazione di centrosinistra guidata da Alessandro Repetto (ex Margherita, oggi Pd) scade la prossima primavera e quindi la cancellazione delle province decise dal governo tecnico coinciderà con la fine naturale della legislatura
“Noi, le prime vittime della demagogia” - La Provincia di Genova, con i suoi 987 dipendenti e un bilancio 2011 di 204 milioni di euro di cui 40 destinati a personale, contributi e Irap, sarà una delle prime a cadere sotto la scure del decreto Monti: l’amministrazione di centrosinistra guidata da Alessandro Repetto (ex Margherita, oggi Pd) scade la prossima primavera e quindi la cancellazione delle province decise dal governo tecnico coinciderà con la fine naturale della legislatura. Una coincidenza che non entusiasma neanche un po’ il presidente Repetto, nonostante la questione, in fondo, lo riguardi solo relativamente: al suo secondo mandato, non può (e non avrebbe comunque voluto) ricandidarsi. «Farò il pensionato» chiosa con una battuta. Salvo poi dire la sua con un tono a metà tra l’amareggiato e il polemico: «Si è voluto dare un taglio alla politica facendo affogare il pesciolino più piccolo e indifeso, lasciando indisturbati gli squali. Tagliare i costi della politica? Vedete un po’ voi: il consiglio e la giunta provinciale di Genova costano un milione e 200 mila euro, le strutture analoghe della Regione 29 milioni e 600 mila euro. Noi amministriamo per conto di 800 mila abitanti, la Regione per un milione e 400 mila: meno del doppio, ma con costi 25 volte superiori». Da sempre misurato nei toni, Repetto dà ora la sensazione di volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe. Dal passacarte della scrivania tira fuori un ritaglio della Stampa. «Vede? Lo tengo come promemoria. Se davvero si vuole risparmiare sui costi della politica, allora si deve colpire in alto. Come i rimborsi elettorali ai partiti: nel 2008 ci sono costati quasi 300 milioni di euro, contro i 133 della Germania o gli 80 della Francia. Il Pdl ha speso 68 milioni di euro e ne ha ricevuti 206, il Pd 18, incassando un rimborso dieci volte superiore». Non tutto, nella riforma che cancellerà le Province, è da buttare. Qui sia Repetto che i capigruppo di maggioranza e opposizione mostrano un punto di vista bipartisan: sì alla cura dimagrante, se serve a razionalizzare il sistema; no all’alibi del risparmio, della «casta» da punire senza però intaccare davvero i privilegi. Giuseppe Rotunno è assessore Pdl al Comune di Recco e capogruppo in Provincia. «Se la riforma fosse inserita in un contesto di riordino generale, di riorganizzazione dei servizi, delle competenze e degli assetti amministrativi, non avrei nulla in contrario. Se mi si dice che cancellando i consiglieri provinciali, che percepiscono in media 4-500 euro al mese di gettoni, si tagliano i costi della politica, allora consentitemi qualche dubbio». E ancora: «Quando la manutenzione delle ex strade statali era dell’Anas, che non doveva rendere conto ai cittadini del suo operato, i costi erano del 30 per cento superiori a oggi, che se ne occupano Province e Comuni. Sicuri che il futuro assetto ci farà risparmiare?». Gabriele Gronda, genovese, capogruppo Pd, arriva alle stesse conclusioni: «Che le Province dovessero essere ridimensionate dal punto di vista costituzionale è indubbio: così come sono oggi sono sovradimensionate rispetto alle competenze. Ma la cura Monti le trasformerà in una sorta di ibrido consiglio d’amministrazione, senza vere e proprie competenze. Molto meglio, allora, creare la Città Metropolitana di cui si parla dal ‘94». E i dipendenti? Per loro i prossimi mesi saranno densi di cambiamenti: un passaggio indolore nei ranghi di Comuni e Regioni? A Genova Bruno Cervetto, 63 anni, è direttore dell’area Affari generali e vicesegretario generale della Provincia, oltre che - dal ‘90 - segretario dell’Unione delle province liguri. Un dirigente innamorato del suo lavoro («Se potessi rimarrei in servizio fino a settant’anni») che però non nasconde i suoi dubbi da «tecnico»: «Il decreto è fresco di stampa, dovremo studiarlo bene, ma mi chiedo come si potranno ripartire le molte competenze delle Province sui Comuni, molti dei quali non hanno le strutture adatte e sulla Regione che dovrebbe avere altri compiti, non quello di erogare servizi ai cittadini. Ci sarà molto da fare nei prossimi mesi».