Aldo Grasso, Corriere della Sera 06/12/2011, 6 dicembre 2011
BRACHINO E L’IPOCRISIA SU ZIO MICHELE - Q
uello che sto per raccontarvi è solo un tentativo di accostamento al momento più surreale di tv che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Pomeriggio della domenica, su Canale 5 va in onda «Domenica Cinque». Il conduttore, Claudio Brachino, con la sua voce impastata, introduce il tema: ha fatto bene o male Checco Zalone a fare la parodia di Michele Misseri? Ora, bisogna sapere che lo zio Misseri è una delle star di questa trasmissione e di altre simili, nel senso che negli ultimi tempi è stato uno degli argomenti più dibattuti. Si può tranquillamente dire che Misseri, con le sue contraddizioni, le sue ritrattazioni, i suoi deliri è diventato personaggio grazie a trasmissioni come questa, che vivono di cadaveri dissotterrati, di innocentisti e colpevolisti, di inviati che hanno costruito la loro carriera su madri assassine e altre cosucce del genere.
Lo so, la pagina scritta non è in grado di ricreare il clima di assurdità, di ipocrisia, di sfrontatezza che subito si è creato in studio. Per dirne una, il più assennato pareva lo spiaggiato Paolo Liguori, ormai ridotto a recitare la parte del padre nobile. C’erano Ilaria Cavo (una vera professionista del post-Vermicino), l’accigliato Salvo Sottile, quello di «Quarto grado», che su Avetrana ha fondato i suoi ascolti, Alessandro Meluzzi (in questi contesti gioca molte parti in commedia, ora come consulente ora come opinionista), Antonio Marziale (partecipa a tutti i talk show in qualità di tutore della moralità tv essendosi inventato un fantomatico Osservatorio sui minori), Antonella Boralevi, Emanuela Falcetti.
Com’è possibile porsi una simile domanda (la liceità della parodia di Zalone) quando questa gente costruisce la propria visibilità cavalcando da mane a sera temi morbosi? Com’è possibile mettersi la coscienza a posto scaricando su un comico la propria incontenibile mania di essere, nel contempo, sfruttatori e moralisti? Se l’Italia va male, una qualche ragione ci sarà pure.
Aldo Grasso