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 2011  dicembre 06 Martedì calendario

Putin, da 12 anni «Zar sempre in piedi» - Il risultato sarà stato anche rag­giunto grazie agli innumerevoli brogli denunciati sia dagli osser­vatori internazionali in dichiara­zioni ufficiali, sia dai contestatori russi attraverso Internet, ma alla fi­ne il partito «Russia unita» di Pu­tin è riuscito ad agguantare quella maggioranza assoluta di seggi al­la Duma (238 su 450), che secon­do i primi risultati di domenica se­ra era parso sfuggirgli

Putin, da 12 anni «Zar sempre in piedi» - Il risultato sarà stato anche rag­giunto grazie agli innumerevoli brogli denunciati sia dagli osser­vatori internazionali in dichiara­zioni ufficiali, sia dai contestatori russi attraverso Internet, ma alla fi­ne il partito «Russia unita» di Pu­tin è riuscito ad agguantare quella maggioranza assoluta di seggi al­la Duma (238 su 450), che secon­do i primi risultati di domenica se­ra era parso sfuggirgli. Perciò, quando nel prossimo marzo «zar Vladimir» sarà rieletto per la terza volta presidente della Federazione russa dopo la paren­tesi Medvedev, non avrà bisogno di stringere alleanze per governa­re. In altre parole, potrà riprende­re­ad esercitare un potere quasi as­soluto, ma se le sue intenzioni so­no davvero di puntare di nuovo a due mandati consecutivi, cioè di restare alla guida del Paese fino al 2024, dovrà in qualche modo tene­re­conto dei segnali che gli sono ar­rivati dall’elettorato. Che cosa devono aspettarsi la Russia e il resto del mondo con una prospettiva del genere? La sto­ria degli ultimi dodici anni può ve­nirci in aiuto per capirlo. All’ini­zio, l’ex dirigente del Kgb, assurto al vertice dopo i caotici anni di Elt­sin, è apparso un partner affidabi­le e cooperativo per l’Occidente. Molti ricorderanno ancora gli scambi di complimenti con Geor­ge W. Bush, il flirt con la Germania di Schroeder, l’ammissione della Russia nel G8 e nel Consiglio poli­tico della Nato, favoriti anche da Silvio Berlusconi. Durante il suo primo mandato, sembrava davve­r­o che la Russia di Putin potesse es­sere integrata nel sistema politico occidentale e contribuire fattiva­mente alla soluzione dei grandi problemi internazionali,dall’ato­mica iraniana al conflitto israelia­no- palestinese. L’illusione non è durata a lungo. Una volta soffocata nel sangue la rivolta cecena e risollevate, gra­zie all’aumento del prezzo degli idrocarburi di cui la Russia è il maggiore produttore mondiale, le sorti dell’economia, l’atteggia­mento di «zar Vladimir» è gradual­mente cambiato, fino ad assume­re in certe occasioni toni da vec­chia guerra fredda. Il suo obbiettivo principale è di­ventato il ripristino dell’egemo­nia russa su tutte le repubbliche dell’ex Urss e il reintegro del Pae­se nel ruolo di grande potenza, con voce in capitolo su tutti gli scacchieri. Di qui, la netta opposi­zione all’ampliamento di Nato e Ue verso Oriente, la guerra al pro­getto americano di uno scudo mis­silistico contro i Paesi canaglia, l’aggressione alla Georgia,l’ostru­zionismo in Consiglio di Sicurez­za alle sanzioni contro Iran e Siria, addirittura l’annuncio di un immi­nente rinnovo dell’arsenale nu­cleare. Una costante è stato l’ina­sprimento dei toni sciovinistici nelle vigilie elettorali, nella pre­sunzione che il nazionalismo sia tuttora uno dei sentimenti più dif­fusi nella popolazione. È probabi­le che, se la congiuntura economi­ca non lo costringerà a venire a più miti consigli, Putin continue­r­à a tirare la corda senza mai spez­zarla, perché se la Ue ha bisogno della Russia per i suoi rifornimen­ti energetici, una Russia in totale rotta di collisione con il mondo oc­cidentale si troverebbe a sua volta in gravi difficoltà. Sul fronte interno, le incognite sono maggiori. Già oggi, nono­stant­e una costituzione abbastan­za liberale e il puntuale svolgimen­to delle elezioni, la Russia non è più né una vera democrazia, né una vera economia di mercato e tanto meno un vero Stato di dirit­to. Putin si è via via assicurato un quasi totale controllo dei media e dell’apparato giudiziario,ha ripri­s­tinato il potere centrale sulle pro­vince e installato uomini a lui de­voti in tutte le posizioni di potere. Come abbiamo visto anche dome­nica, se le elezioni hanno bisogno di essere «aggiustate», non esita ad aggiustarle. Dopo avere pesan­temente ridimensionato il potere degli oligarchi che cercavano di contrastarlo, ha rinazionalizzato buona parte della grande indu­stri­a e si è chiuso quasi a riccio con­tro gli investimenti stranieri. Buo­na parte dell’economia è oggi sot­to il controllo­diretto o indiretto­del Cremlino, con il risultato che si ricomincia a respirare l’aria di stagnazione degli anni di Brezh­nev. Quanto alla potenziale opposi­zione politica, zar Vladimir ha la­sciato le redini molli a comunisti e nazionalisti, ma ha emarginato spietatamente i liberali superstiti dell’epoca di Eltsin,più suscettibi­li di dargli ombra e di opporsi alla sua politica economica. Se queste tendenze proseguiranno, nei prossimi sei (o dodici) anni, la in­voluzione politica potrebbe com­pletarsi, con ulteriori ripercussio­ni negative anche sul rispetto dei diritti umani. Ma, per molti osser­vatori che pure lo criticano, Putin ha una giustificazione: probabil­mente l’a­utocrazia è a tutt’oggi an­cora l’unico sistema per tenere in­sieme un Paese complesso come la Russia, che una democrazia di ti­po occidentale non ha mai cono­sciuto.