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 2011  dicembre 06 Martedì calendario

E BENIGNI RESTO’ ORFANO DI BERLUSCONI

Dopo le lacrime di Elsa Fornero, le risate di Fiorello e Benigni. L’Italia è fatta così, sempre sospesa fra il pianto e il riso, tra lo spread e lo share: i due grandi eventi televisivi dell’anno - la manovra «lacrime e sangue» da 20 miliardi suggellata dal pianto del ministro e la riscoperta del varietà classico con record d’ascolti - si sono rincorsi in un misterioso gioco di casualità, coincidenze e analogie al contrario.
Se domenica sera ci leccavamo le ferite per i tagli, ieri sera ci siamo già abbandonati alle parodie di Fiorello (Fornero, Monti, Vespa), alla contentezza di Jovanotti (uno che guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, comunque, cosciente di essere un peso leggero), ai passi di danza di Roberto Bolle sulle note di All By Myself. È vero, Fiorello sa interpretare come pochi lo spirito nazionale, l’unica cosa che ci tiene insieme, destra e sinistra, profilattici compresi: la nostra meravigliosa semplicioneria sentimentale, quella fatuità dolce che ci strappa una risata anche nei momenti peggiori.

Ma l’attesa era tutta per Roberto Benigni che si presenta con una vecchia hit di Odoardo Spadaro, La porti un bacione a Firenze e continua, un po’ spento, rifacendo gli sketch di Fiorello. Però qualcosa su Berlusconi bisognava pur dirlo, da grande orfano, e così è partita la gag dell’aria nuova: «L’Italia prima che Berlusconi si dimettesse aveva due grandi problemi: ora ne è rimasto uno solo», «Monti è onesto: è ricco di suo, Berlusconi era ricco di nostro» e via con altre battute sulle principesse sul pisello. E se la Camusso vuole celebrare l’uscita di scena di Berlusconi come nuova festa della Liberazione, la liberazione cui si riferisce Benigni è un’altra: «Noi ci si svegliamo e dalla mattina, il corpo sogna sulla latrina, e le membra posano, in mezzo all’orto, è questo l’inno, l’inno sì del corpo sciolto...». Dopo l’inno, Roberto si affranca con un’orazione civile di stampo pertiniano.

Il più grande spettacolo dopo il weekend è stato uno show che ci ha riconciliati con la professionalità. Che consiste poi nel fare e nel vedere in modo eccezionale, con uno stato d’animo diverso, la tv del normale. Per la gioia dei complottisti e dei rosiconi che potranno vedere in queste convergenze un efferato disegno sublimato dalla spensieratezza «democristiana» di Fiorello. Un giorno lacrime, l’altro risate, è nella natura delle cose e l’Italia va.
Aldo Grasso