Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 06 Martedì calendario

2011, FUGA DALLE DACIE. I RICCHI SCARICANO PUTIN —

Per loro avevano già abolito i semafori e le traverse: la strada che porta dal centro della città alle dacie può essere percorsa per chilometri senza fermarsi mai perché in nessun punto è consentito attraversarla. Poi, per fendere il traffico moscovita, hanno a disposizione una speciale corsia centrale, tenuta sempre sgombra dalla polizia. Ma nonostante tutto Rublyovskoye Chaussée, la strada dei ricchi e dei potenti, si sta svuotando. «Vanno all’estero in vacanza e poi decidono di non tornare più. La casa non la vendono e una parte del personale di servizio rimane per tenerla in ordine. Ma, semplicemente, non vogliono più vivere qui», racconta Vadim che lavora per una delle principali agenzie immobiliari della città.
Paura di fare la fine di Mikhail Khodorkovskij, l’imprenditore che è in galera da 8 anni per aver litigato con Putin? Stanchezza per un paese dove tutto è difficile e qualsiasi cosa si ottiene con una mazzetta? Insofferenza per la «democrazia guidata» che ora Vladimir Putin ha deciso di perpetuare? Probabilmente un pò di tutto questo, e anche molto di più. Il balletto delle poltrone deciso dal duo che guida la Russia non è piaciuto a tanti, come si è visto anche dal risultato del voto di domenica. I giovani fanno sentire la loro voce, usando soprattutto il web. Molti di quelli che hanno talento vanno all’estero, magari con una borsa di studio, poi trovano lavoro e ci rimangono. I ricchi hanno imparato a non esporsi e, semplicemente, quando non stanno bene se ne vanno.
Ha iniziato Roman Abramovich che ha liquidato quasi tutto da anni ma continua a essere ossequioso e obbediente. Gli altri sicuramente non hanno la possibilità e la voglia di vendere e creare nuove imprese da un’altra parte. Continuano a fare quattrini in Russia ma se li vanno a godere all’estero: Sardegna, Costa Azzurra, Alpi svizzere, campagna inglese.
Sarà pure per l’anno della cultura italiana in Russia, ma il nostro paese quest’anno concederà un numero di visti che non ha precedenti, 600 mila, come dice l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi. Il 40 per cento in più rispetto al 2010.
A Rublyovka c’è tutto per godersi la vita. Ville colossali con agenti dei servizi di sicurezza che assicurano la tranquillità affiancati da centinaia di guardie del corpo. E poi la vicinanza con i potenti. Putin e Medvedev, decine di politici del partito di potere, e gli oligarchi: da Deripaska (alluminio) a Fridman (banche) ad Alekperov (petrolio) a Usmanov (metallurgia). Un centro commerciale di gran lusso, con negozi Ferrari, Bentley, Bmw, Bulgari, Armani. Agenzie specializzate che forniscono personale altamente qualificato. Scuole private per i figli dei ricchi, come la President con insegnanti scelti uno ad uno. «Ma quest’anno le iscrizioni sono calate — ha raccontato al quotidiano Vedomosti la preside Lyubov Mashina —. Molte famiglie hanno deciso di portare i figli all’estero. Io ho il compito di preparare i curriculum da inviare nelle nuove scuole e in maggioranza si tratta di scuole inglesi».
Ancora peggio la situazione per chi deve lavorare con i ricchi. «In una dacia normalmente lavorano fra le tre e le dieci persone», dice Viktor Astashov, direttore di Na Rublyovke, agenzia di collocamento di personale specializzato. «Negli ultimi tempi le richieste sono scese del 50 per cento. Un sacco di specialisti si sono trovati senza lavoro».
I figli studiano all’estero e i genitori vagano tra la Spagna e Londra. Come è il caso di Sergej, un giovane matematico che ha fatto fortuna nel settore della telefonia. Le sue aziende sono affidate a direttori capaci e lui ogni tanto torna per controllare che tutto vada come previsto. «Ma rimane qui solo pochi giorni — spiega una delle persone che lavora nella villa — come se fosse un turista».
Fabrizio Dragosei