Paolo Conti, Corriere della Sera 06/12/2011, 6 dicembre 2011
IL DEMOGRAFO: DOVRA’ CAMBIARE IL CONCETTO DI ANZIANO — «Sì
forse questo slogan può funzionare bene: diciamo che, per quanto riguarda la percezione collettiva di quanto accade nel nostro Paese, siamo passati repentinamente dalla fiction alla realtà. Dopo anni di promesse e di racconti, quindi di finzioni, sia del centrosinistra che del centrodestra, la conferenza stampa del professor Monti ha riportato gli italiani con i piedi per terra. Si è dimostrato in pochissimi giorni che molte prospettive immaginate dai diversi governi non potranno mai essere realizzate e mantenute. Amara realtà, certo. Ma è comunque la realtà...».
L’analisi è del professor Gianpiero Dalla Zuanna, professore straordinario di Demografia all’Università di Padova nonché, tra l’altro, studioso dei comportamenti familiari e lavorativi. L’Italia sta rapidamente cambiando sotto i nostri occhi e molte abitudini, legate ad altrettante certezze, dovranno essere riviste in breve tempo: «Ormai è chiaro che gli italiani, e non parlo solo dei più ricchi o abbienti, hanno condotto uno stile di vita ben al di sopra delle loro possibilità. E lo hanno capito molto bene in queste ore...».
Il professor Dalla Zuanna ha scritto in prima pagina sul Corriere della Sera venerdì scorso proprio sulle evoluzioni sociali prodotte dalla manovra Monti, sottolineando un aspetto essenziale della manovra: «Lavorando bene e più a lungo, molti pensionati invecchieranno meglio, oltre a garantirsi pensioni più dignitose».
Lo studioso è infatti convinto che siamo di fronte a una sorta di trasformazione nella vita collettiva per numerosi, e importanti, aspetti della società italiana: lavoro, pensioni, proprietà personali, rapporti tra generazioni. Primo snodo, la casa. Analizzando l’impatto anche emotivo della manovra Monti, pensa subito all’universo dei mattoni: «Credo che la conseguenza più simbolica per l’Italia è che sia caduto definitivamente il mito dell’intoccabilità della casa, in un Paese che nell’80-90 per cento dei casi vive in abitazioni di proprietà. Certo, in passato abbiamo avuto l’Ici ma ora è diverso, soprattutto con il fortissimo spostamento della tassazione sul patrimonio piuttosto che sul reddito. Insomma, la casa non è più intoccabile...». Lei crede che questo dirotterà altrove il concetto di bene-rifugio? «No, penso che alla fine, per cultura e per tradizione, la casa non perderà posizioni in quella graduatoria. Anche se gli investimenti immobiliari sono già diminuiti da tempo, e ciò significa indubbiamente qualcosa».
Subito dopo, nella lista dei grandi cambiamenti generali che ci attendono, c’è naturalmente l’aumento dell’età pensionabile. Che, secondo Dalla Zuanna, avrà presto una conseguenza nel patto tra generazioni: «Uno degli elementi che hanno rafforzato il legame tra genitori e figli, per esempio, è stato l’istituto della liquidazione. E qui ci riagganciamo alla casa e a tutto ciò che rappresenta. Per moltissimi anni, quando i genitori andavano in pensione usavano la liquidazione per contribuire, in buona parte o completamente, all’acquisto dell’abitazione per i propri figli. Un autentico avvio verso la vita, una specie di eredità anticipata...». Ed ora, professore, cosa accadrà? «Difficile prevederlo. Con l’innalzamento dell’età pensionabile tutto si sposta molto, molto in avanti. Probabilmente cambierà anche l’uso che si farà della liquidazione».
Altro capitolo essenziale, cambierà la percezione stessa della vecchiaia. Per molti un uomo di 65 anni oggi può essere definito «anziano». Da domani? «La Bibbia indicava la fine della vita verso i settant’anni "e ottant’anni per i più robusti". Oggi questo calcolo va aumentato nella media di dieci anni. E se immaginiamo che l’età pensionabile maschile aumenterà ai 66 anni, ciò significa che fino ai settant’anni si resterà concretamente all’interno del sistema produttivo. Altro che anziani». E qui il professor Gianpiero Dalla Zuanna sottolinea ancora una volta un aspetto che gli sta molto a cuore: «Penso che il mondo del lavoro, dagli imprenditori ai sindacati, sia chiamato a un ripensamento radicale dell’ultimo periodo di attività del singolo lavoratore. Come ho già avuto modo di dire, non hanno ancora inventato la fonte dell’eterna giovinezza ed è assurdo credere che la stessa persona possa essere impegnata a 65 anni di età nello stesso modo in cui lo era a 30 o 40. Singole persone e corpi sociali dovranno riflettere presto, è un passaggio essenziale». Dura realtà, professore... «Dura. Si è visto con le lacrime del ministro Elsa Fornero. La conosco da tempo. L’ho vista invecchiata di cinque anni in pochi giorni. Direi che ha somatizzato tutta la durezza della manovra».
Paolo Conti