GOFFREDO DE MARCHIS , la Repubblica 5/12/2011, 5 dicembre 2011
E nella notte la virata del premier "Compensare le richieste dei partiti" - ROMA - «Dobbiamo compensare le richieste dei partiti
E nella notte la virata del premier "Compensare le richieste dei partiti" - ROMA - «Dobbiamo compensare le richieste dei partiti. Teniamo fermi i saldi e vediamo quali sono compatibili». Non finisce a mezzanotte di sabato la lunga giornata di Mario Monti a Palazzo Chigi. Appena l´ultima delegazione, quella del Pd, lascia la sede del governo il premier fa il punto con i ministri Passera, Fornero, Giarda, con il vice all´Economia Grilli e il sottosegretario Catricalà. Passano la notte in bianco rileggendo gli appunti presi durante gli incontri con Terzo Polo, Pdl e democratici. Hanno un mare di carte sul tavolo e un fiume di parole nelle orecchie. Concertazione no, compensazione sì. Questa è la linea. «Prendiamo qualcosa dall´esperienza degli uni e degli altri. Lo scudo fiscale, l´Irpef, la lotta all´evasione fiscale. Possiamo trovare un equilibrio», dice Monti alla sua squadra. Tra la notte di sabato e la mattina di ieri la manovra vira mettendo al riparo l´esecutivo da una navigazione più tempestosa del previsto. Il punto fermo è la revisione del sistema pensionistico, la prima grande riforma strutturale da molti anni a questa parte. Bersani la ingoia, ma tira in ballo i sindacati, la Cgil e la Cisl, quando chiede di risparmiare il taglio dell´indicizzazione alle minime. Questo è uno dei tre punti chiave delle proteste del Pd. Gli altri sono la lotta all´evasione attraverso la tracciabilità dei pagamenti e un segnale chiaro sui capitali rientrati con lo scudo fiscale. Tremonti li tassò al 5 per cento, uno schiaffo ai contribuenti onesti. Sulla bilancia Monti mette anche le proposte di Angelino Alfano. Nella manovra di sabato, prima della virata, c´è l´aumento dell´Irpef. Per i redditi sopra i 55 mila euro e per quelli sopra i 75 mila. Già nell´incontro con il Pdl, il premier fa capire che il primo scaglione verrà salvato. Resta il secondo. Alfano dice: «Pagheranno i soliti noti». Ma non fa le barricate. Al Pd viene illustrata la stessa misura. Bersani avverte: «Stiamo attenti a infilarci in una spirale recessiva». Ma prende atto. Il Terzo polo, con Casini Rutelli e Della Vedova, accetta quasi a scatola chiusa la ricetta Monti. Però consiglia: «Presidente, deve mandare un messaggio limpido sui costi della politica. La gente pagherà l´Irpef subito, non è giusto che i politici paghino tra due o tre anni», spiega Rutelli. Su questo schema si muovono premier e ministri nel vertice notturno. Valutano le priorità, le isolano con dei cerchietti in rosso. La nuova tassa sui soldi scudati compensa l´esclusione della nuova aliquota sui redditi di 55 mila euro. La tracciabilità, seppure a 1000 euro (il Pd chiedeva 500), "pareggia" la scomparsa dell´aumento Irpef sui compensi più alti. Il segnale sui costi della politica è un ottima idea. Sarà infatti la premessa della conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri. La compensazione si può fare. Manca un passaggio fondamentale. Monti lascia la riunione del governo e si ritira nel suo studio al primo piano. Deve chiamare i segretari, comunicare gli aggiustamenti, testare la loro reazione. Telefona a Silvio Berlusconi, sapendo di scavalcare Alfano. Ma al Cavaliere chiede il via libera, la garanzia che il percorso in aula sarà accidentato il giusto. Occorre un mix tra continuità e discontinuità, gli dice. A Berlusconi fa piacere che il suo personale totem sull´Irpef, almeno quello, non verrà buttato giù. Il semaforo di Arcore è verde. Arriva il turno di Bersani. Pensioni minime, scudo, tracciabilità: sono le bandiere del Pd. «Chiediamo ancora più equità, ma apprezziamo la disponibilità sulle nostre richieste». È il sì del segretario democratico. La virata della manovra tiene in piedi la maggioranza record che il governo Monti ha incassato dal Parlamento. Permette ai capigruppo dei partiti di contenere le proteste dei loro parlamentari. «C´è stata una svolta», dice Dario Franceschini. Maurizio Gasparri demolisce tre anni di politiche del Tesoro: «Se bisogna pagare meglio gli scudati dei tartassati». La coalizione di emergenza regge. Il mare è in tempesta, ma i rematori per il momento vogano tutti dalla stessa parte.