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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

ROMA —

Era stata una delle tante decisioni del ministro Mariastella Gelmini che avevano mandato su tutte le furie gli insegnanti. Uno stipendio in più ai professori giudicati migliori dai loro colleghi, una sperimentazione partita a fatica viste le tantissime scuole che avevano detto no. Ma adesso viene fuori che lì dove il meccanismo è stato provato i risultati sono stati buoni, tutto sommato condivisi.
Ogni 10 insegnanti premiati 7 sono stati votati all’unanimità dalla commissione, composta dal preside più due docenti eletti. E la lista dei vincitori è stata promossa anche all’esterno: nella maggioranza delle scuole le persone che hanno giudicato corretti quei nomi sono state più numerose di chi invece li ha considerati sbagliati. Un ok arrivato nell’87% delle scuole per i genitori, nel 75% per gli studenti, nel 61% per i docenti. Non era scontato, perché uno stipendio in più non è poco per le magre buste paga degli insegnanti italiani, per di più in tempo di crisi. E perché un meccanismo del genere, la cosiddetta reputazione professionale, alimenterebbe invidie, sospetti e feroci vendette in ogni luogo di lavoro.
I risultati della sperimentazione sono stati analizzati dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo insieme all’associazione TreLLLe che da anni si occupano di educazione. E il corposo rapporto sarà presentato oggi a Roma al nuovo ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, che dovrà decidere se archiviare il progetto oppure ripeterlo ed eventualmente ampliarlo, visto che l’anno scorso ha riguardato solo 33 scuole. Ma se il giudizio complessivo è buono, alcune cose non hanno funzionato.
«È frequente l’opinione che esistano altri insegnanti meritevoli tra i non premiati» si legge ad esempio nel rapporto. Per questo Fondazione per la scuola e TreLLLe propongono di ripetere la sperimentazione nell’anno scolastico in corso ma con alcune modifiche. Il premio dovrebbe diventare più corposo: non una semplice una tantum ma almeno due stipendi da ripetere per tre anni di seguito. Lasciando però le scuole libere di partecipare oppure no, magari informandole di più e sperando di raccogliere un maggior numero di adesioni.
Lorenzo Salvia