Francesco Manacorda, La Stampa 7/12/2011, 7 dicembre 2011
Toc toc. La manovra targata Mario Monti bussa ai salotti buoni della finanza. E molti nomi importanti potrebbero alzarsi al suo ingresso; non per educazione, ma perché una norma passata quasi inosservata vieta i doppi incarichi di consiglieri e amministratori in società finanziarie concorrenti
Toc toc. La manovra targata Mario Monti bussa ai salotti buoni della finanza. E molti nomi importanti potrebbero alzarsi al suo ingresso; non per educazione, ma perché una norma passata quasi inosservata vieta i doppi incarichi di consiglieri e amministratori in società finanziarie concorrenti. La norma è infatti potenzialmente dirompente: potrebbe costringere Giovanni Bazoli a scegliere - con esito ovviamente scontato - tra il consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo e quello di Ubi Banca. O potrebbe mettere di fronte a un aut aut i numerosi consiglieri Unicredit - dal presidente Dieter Rampl al vice Fabrizio Palenzona, a Carlo Pesenti - che siedono pure nel cda di Mediobanca. Per questo da ieri banche e assicurazioni hanno messo al lavoro i loro esperti legali per cercare di capire meglio la portata della novità. L’articolo 36 della manovra, inserito nel testo tra sabato e domenica e intitolato «Tutela della concorrenza e partecipazioni personali incrociate nei mercati del credito e finanziari», impone il divieto «ai titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e ai funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti». Che cosa si intenda per concorrenti lo spiega lo stesso articolo 36 al secondo comma: lo sono «le imprese o i gruppi di imprese tra i quali non ci sono rapporti di controllo ai sensi dell’art. 7 della legge 10 ottobre 1990, n.287 e che operano nei medesimi mercati del prodotto e geografici». La norma, che dovrebbe diventare immediatamente efficace con la pubblicazione della manovra in Gazzetta Ufficiale, è palesemente applicabile in casi come quello di Bazoli - che siede nei consigli di sorveglianza di due banche diverse - e potrebbe incidere a fondo nel rapporto che lega Unicredit, primo azionista di Mediobanca con l’8,74% del capitale, all’istituto di piazzetta Cuccia. Rampl, Palenzona e Pesenti sono infatti tutti e tre consiglieri in entrambe le banche. Ma Unicredit, che partecipa a un patto di sindacato di recente rinnovato che controlla il 45% del capitale di Mediobanca e che presenta la lista di maggioranza per il rinnovo del cda, controlla o meno piazzetta Cuccia? Di sicuro non esercita un controllo diretto; ma forse si può ipotizzare un controllo congiunto assieme agli altri pattisti. E’ su questo tema che si stanno esercitando in queste ore alcuni giuristi. La stessa situazione, peraltro, riguarda anche Ennio Doris, presidente di Mediolanum, che esercita attività bancaria ed è nel patto di sindacato Mediobanca, che è anche consigliere d’amministrazione di piazzetta Cuccia. Nessun effetto pare invece esserci sulle partecipazioni incrociate in consigli di società controllate o di diverso settore. Dunque, l’ad di Mediobanca Alberto Nagel potrà restare nel cda della compagnia assicurativa Generali, così come nel board di Trieste potrà rimanere Francesco Gaetano Caltagirone anche quando sarà reintegrato nel consiglio di banca Mps. Quello delle partecipazioni incrociate, o all’anglosassone «interlocking directorships», è un tema caro da anni sia all’inquilino di Palazzo Chigi sia al nuovo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, sbarcato in quella posizione direttamente dalla guida dell’Antitrust. Proprio sotto Catricalà, nel gennaio 2010 l’Autorità aveva effettuato un’indagine conoscitiva sulla corporate governance delle società finanziarie italiane che evidenziava «soggetti con incarichi concorrenti» nell’80% dei gruppi esaminati. Poi, dopo che le esortazioni non erano servite a nulla, l’Antitrust aveva chiesto una legge apposita. Non stupisce che abbia trovato grande attenzione da Monti: il nuovo premier, già nel 2000 quando era Commissario europeo alla Concorrenza mise tra le condizioni per il via libera all’acquisizione dell’Ina da parte di Generali proprio l’impegno a non avere incroci di cariche tra le due compagnie. Un impegno che adesso arriva per tutte le società del settore finanziario. E per decreto. "A rischio le posizioni di Rampl, Palenzona Pesenti e Doris nel cda di piazzetta Cuccia I giuristi sono al lavoro per definire il legame che piazza Cordusio ha con la banca di Nagel"