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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

Il sogno americano abita anche a Morlanwelz, Comune da meno di ventimila anime nel cuore della Vallonia

Il sogno americano abita anche a Morlanwelz, Comune da meno di ventimila anime nel cuore della Vallonia. Elio Di Rupo è nato lì, in una baracca assegnata agli immigrati «venduti» dall’Italia al Belgio in cambio di carbone. La sua famiglia, come migliaia di altre, aveva lasciato l’Abruzzo per cercare lavoro nel maltempo dell’Hainaut, per soffrire sottoterra e alimentare la ripresa del dopoguerra. Il padre era partito a malincuore da San Valentino nel 1946, la madre era arrivata l’anno dopo, con i sei figli. Il settimo sarebbe venuto alla luce nel luglio 1951, per rimanere orfano del genitore nel giro di pochi mesi. Un dramma. Nemmeno i più ottimisti avrebbero mai immaginato che un giorno il piccolo Elio sarebbe diventato primo ministro. È successo ieri, e a molti è sembrato l’avverarsi di un sogno, anche se per il Belgio è stata piuttosto la conclusione di un incubo. Alle tre pomeridiane Elio Di Rupo, leader dei socialisti valloni, ha giurato con i suoi ministri nelle mani del re Alberto II. Un atto che ha posto fine alla stagnazione politica che ha lasciato il Belgio senza governo per 541 lunghissimi giorni, in balia della crisi politica e degli indipendentisti fiamminghi del N-Va, partito che sogna di spaccare lo Stato in due, dividendo le ricche e dinamiche Fiandre dalla più depressa Vallonia. E che ora, mentre gli schieramenti si ricompattano, rischia di perdere non pochi consensi. Di Rupo si è presentato col papillon, come sempre. Ha scelto il bordeaux, un bel contrasto con la camicia candida. Appariva appena un po’ teso quando ha alzato la mano destra, lasciando spuntare solo l’indice e il medio, e ha pronunciato la formula davanti al sovrano dei Belgi. L’attimo ideale per ricordare i mesi roventi di negoziati tra i partiti e i tiraemolla infiniti sino al patto fra socialisti, cristianodemocratici e liberali delle due regioni. Forse anche la storia personale difficile e il lungo cammino politico che ne ha fatto il primo francofono a riprendere il premierato dopo 37 anni di dominio fiammingo. Una fanciullezza dura, la sua. «Mia madre non ha mai imparato a leggere o scrivere - ha raccontato Di Rupo -, sapeva a malapena firmare con il suo nome, era commovente vedere quanto si sforzava». Il padre finì sotto un camion nel 1952 mentre andava a comprare del pollo per il matrimonio di Nicola, il secondogenito. Lasciò alla moglie una pensione misera di 300 franchi, sarebbe stata più alta se fosse morto in miniera. La donna affidò tre figli a un orfanotrofio. Non Elio però. «Per anni non abbiamo mangiato carne», ricorderà il politico, che viveva fra la scuola e la parrocchia. Faceva il chierichetto: «Il sacrestano mi aveva insegnato a mettere un po’ d’acqua e molto vino». In un libro intervista confesserà di non aver avuto nulla «se non l’amore di mia madre». C’era anche l’attento Welfare degli anni del boom che gli permise di laurearsi in chimica, salvo poi darsi alla politica. Carriera solida, ma ritmo del diesel. Nel 1982 è eletto consigliere comunale a Mons, poi sempre più su. Sindaco, eurodeputato, ministro dell’Istruzione, vicepremier e presidente della Vallonia. Nel 1994 finisce su tutti i giornali italiani perché rifiuta di stringere la mano a Pinuccio Tatarella, ministro di An nel primo governo Berlusconi. Coi «fascisti» non voleva mischiarsi. Mai coinvolto direttamente nei tanti scandali della politica belga, Di Rupo è arrivato sulla vetta con pazienza e rigore. Nel giugno 2010 ha conquistato 26 seggi in Parlamento, uno in meno degli indipendentisti fiamminghi. Sin dall’inizio era il candidato ovvio, ma c’è voluto tempo. Adesso deve ricostruire il Paese e domani sarà già seduto coi grandi al vertice Ue. Lui, il figlio del minatore che parla un italiano arrugginito e ammette d’essere legato alla terra dei genitori. «L’ha scoperto solo a vent’anni, quando feci una sorta di pellegrinaggio - ha detto una volta - Sono andato a vedere la casa dei miei. Dalla finestra si godeva un panorama magnifico. Era povera, ma si vedeva tutto intorno per chilometri e chilometri».