Marco Zatterin, La Stampa 7/12/2011, 7 dicembre 2011
Una nuova e allargata Lega Anseatica sfida i porti italiani. Racconta Paolo Costa, oggi presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, che «gli scali di Anversa, Rotterdam e Amburgo hanno messo i soldi assieme per cofinanziare uno studio e dimostrare l’inutilità di collegare il Nord dell’Europa con Genova e Trieste»
Una nuova e allargata Lega Anseatica sfida i porti italiani. Racconta Paolo Costa, oggi presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, che «gli scali di Anversa, Rotterdam e Amburgo hanno messo i soldi assieme per cofinanziare uno studio e dimostrare l’inutilità di collegare il Nord dell’Europa con Genova e Trieste». Hanno incaricato la stessa società che ha consigliato la Commissione europea quando c’è stato da studiare gli assi chiave del sistema di reti transeuropeo. Col mandato, spiega l’ex eurodeputato Paolo Costa, per cercare di far vedere che non c’è convenienza a unire il settentrione del continente coi nostri approdi. «Cosa che - fa notare -, non è affatto vera». Le cifre spiegano il caso. «Non pensiamo di poter togliere loro dei volumi di attività, semmai si rallenterà l’espansione», ha spiegato Costa a margine della Conferenza «Il corridoio Baltico-Adriatico per collegare le Europa» promossa a Bruxelles dall’eurodeputato Cancian (Pdl). L’asse in questione, è uno dei progetto strategici indicati dall’Europa, serve a creare una linea commerciale che connetta trasporti navali e ferroviari. Di qui, in linea teorica, si può passare agevolmente per andare da Suez a San Pietroburgo. L’argomento dei tre porti del «Northern Range» è che, sebbene le distanze potrebbero diventare più brevi, l’efficienza del loro sistema consente comunque di mantenere bassi costi e tempi di percorrenza. Costa tira fuori il suo, di studio. Rivela che gli scali dell’Alto Adriatico hanno la possibilità, nei prossimi anni, di arrivare a intermediare almeno 6 milioni di container con una crescita del 348%. «Possiamo mantenere bassi gli oneri con le economie di scala - stima- e contribuire agli effetti benefici per l’ambiente. Il progetto è perfettamente in linea con le strategie europee». Si apprende ai margini dell’incontro bruxellese che nel decreto SalvaItalia il governo Monti ha, con coerenza, ribadito che le priorità italiane per le grandi reti sono le stesse dell’Unione europea. Per Roma non è certo poco, c’è l’asse Palermo/Bari-Helsinki, quello dalla Spagna all’Ungheria e passa per Lione/Torino, quello misto che da Genova e Venezia tira su verso Anversa/Rotterdam e il Baltico. Essere dentro alla lista prioritaria significa accedere ai finanziamenti Ue e agli altri capitali messi a disposizione dalla Bei come lo strumento di garanzia o i project bond. Una cascata di milioni. Costa invita il governo a non distrarsi. Sopratutto nel momento in cui nel decreto di domenica ha messo in nero su bianco la volontà di promuovere «la realizzazione (…) di opere di infrastrutturazione ferroviaria metropolitana e di sviluppo ed ampliamento dei porti (…) inerenti i porti nazionali appartenenti alla rete strategica transeuropea». L’ex eurodeputato veneziano dice che quella di Genova, Triste e Venezia è una partita da non perdere e chiede a Monti di sostenere la Commissione». Sulla linea europea, sarà più facile difendersi dall’offensiva dei tre big del Nord.