Varie, 7 dicembre 2011
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Broom Romell
• 4 giugno 1956. Condannato a morte per aver stuprato e assassinato nel 1984 una adolescente in uno dei quartieri più poveri di Cleveland, richiesta di grazia respinta dal governatore dell’Ohio Ted Strickland, il 15 settembre 2009 tentarono inutilmente di eseguire la sentenza, 18 aghi inseriti e tolti senza esito: «[...] La descrizione minuziosa delle due ore è contenuta in un memoriale di quattro pagine nel quale si legge che “verso le 14 due infermieri mi sono venuti a prendere, un uomo bianco e una donna bianca” per poi portarlo nella sala dove ce n’era anche un terzo. A quel punto, un infermiere gli si mette alla destra, l’altro alla sinistra e il terzo ai piedi e “tutti e tre tentano simultaneamente di trovare le vene per inserire gli aghi”. In particolare “la donna prova per tre volte a metà del mio braccio sinistro” e l’uomo “prova per tre volte a metà del braccio destro”. Ma nessuno riesce. Si succedono sei tentativi infruttuosi e a quel punto gli infermieri chiedono al condannato di “fare una pausa” che dura “all’incirca 10 minuti e mezzo”. Quando tornano, riprendono a provare a inserire gli aghi ma le braccia sono già segnate da numerosi buchi e ferite e “la donna in un nuovo tentativo tocca il mio muscolo con il risultato di farmi urlare”. Dieci poliziotti, quattro reporter e tre parenti del condannato presenti all’esecuzione assistono increduli al succedersi dei fallimenti fino a quando a trovare una vena è l’infermiere uomo, sulla destra, allorché prova ad inserire il catetere necessario per far affluire il cocktail-killer fallisce e il risultato è una consistente perdita di sangue. È allora che “l’infermiere chiede di uscire perché non si sentiva bene” con il risultato di far sospendere ancora l’esecuzione, portando l’infermiere donna a “mettermi una mano sulla spalla consigliandomi di rilassarmi”. Passano lunghi minuti e quindi l’infermiere che era uscito ritorna, questa volta con delle salviette calde: prova di nuovo con gli aghi, per tre volte. L’ennesimo fallimento spinge gli infermieri a dare forfait, spiegando che “il consumo di eroina ha rovinato le vene del condannato” sebbene Broom non abbia mai ammesso di averne fatto consumo. Con il sangue che cola dal corpo, c’è ancora tempo per un ultimo tentativo “da parte di una donna asiatica” che fallendo spinge le autorità del penitenziario a rimandare in cella il detenuto che lamenta di “aver subito un’autentica tortura da parte dello Stato dell’Ohio” [...] Fra i motivi che spiegano quanto avvenuto nella camera della morte di Lucasville c’è il fatto che in Ohio i medici si rifiutano di iniettare i cocktail-killer, con il risultato di lasciare il compito a infermieri che lavorano per società private ed a cui spesso manca l’esperienza per inserire gli aghi nelle braccia di persone che soffrono di obesità oppure hanno avuto una forte dipendenza da stupefacenti» (Maurizio Molinari, “La Stampa” 4/10/2009).