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 2011  dicembre 07 Mercoledì calendario

Brennan John

• North Bergen (Stati Uniti) 22 settembre 1955. Politico. Vice consigliere per la sicurezza nazionale (zar dell’antiterrorismo) • «[...] è tra i tanti ex bushani alla Casa Bianca di Obama, ma a differenza degli altri ha dalla sua di aver rotto con Bush. Dopo l’11 settembre aiutò a mettere in piedi il Centro integrato per le minacce terroristiche e ne fu direttore. Ma quando la struttura divenne più rilevante, e prese il nome di Centro nazionale per il controterrorismo, ottenne solo la carica di direttore ad interim, e la mancata conferma a numero uno in pianta stabile marcò la fine della sua scalata, fino all’addio al governo nel 2005. A quel punto, scrisse un articolo-editoriale dal titolo “Mr. President, sull’Iraq stai sbagliando”, e lo sottopose alla Cia per l’autorizzazione di legge. Poi ci ripensò e ritirò la richiesta, ma intanto una copia era arrivata alla Casa Bianca. La morte nei rapporti con l’amministrazione repubblicana è stato il passaporto per entrare nel giro di Obama. Il feeling tra i due ha anche un precedente biografico curioso: entrambi hanno trascorso anni giovanili in Indonesia. Funzionario di carriera [...] entrato nel 1974 alla Cia con un master sul Medio Oriente alla Università del Texas, Brennan aveva lavorato anche con gli uomini di Clinton: un consigliere per la sicurezza di Bill, che lo aveva conosciuto allora nella veste di ufficiale della Cia, nel 2008 lo convinse a salire sul carro dell’allora candidato Obama. Vinta la battaglia elettorale, le ambizioni di Brennan, in verità, puntavano alla direzione della Cia, ma i suoi trascorsi con Bush non sono mai stati digeriti dai liberal del partito vincitore: una petizione contro di lui, firmata da 200 attivisti, fece capire a Obama che era meglio affidare a Brennan una carica che non necessitava di autorizzazione del Senato, dove sarebbe preso tra i due fuochi della destra repubblicana tradita e della sinistra che non si fida al 100%. Eppure, Brennan è lo sceriffo su misura per Obama. Un passato tosto di antiterrorismo, e un presente depurato degli eccessi bushani. Recentemente, ha ammesso di aver cambiato idea sulle carceri segrete della Cia, che una volta aveva difeso. Quanto ai finti annegamenti? “Mi sono opposto a vari aspetti degli interrogatori rafforzati, ma su altri sono ok”, ha detto al New York Times Magazine. “Per esempio, afferri uno per il bavero della giacca e uno ti dice: oh mio Dio stai violando i suoi diritti come persona. Beh, mi sembra troppo”» (Glauco Maggi, “La Stampa” 5/1/2010) • Vedi anche “La Stampa” 13/4/2010.