Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

MANIFATTURA, TESORO D’ITALIA

Elettromeccanica con le sue diverse applicazioni, energie rinnovabili e chimica-farmaceutica, ma anche edilizia, agroalimentare e le tante nicchie d’eccellenza del made di Italy: sono questi i principali settori che tireranno la corsa delle nostre imprese all’estero il prossimo anno secondo Simest, la finanziaria per lo sviluppo internazionale delle aziende italiane nel mondo, composta per il 76% da capitale pubblico e per il restante 24% da grandi istituti di credito del nostro Paese.
A confermare l’interesse per queste aree d’attività ci sono i dati relativi ai progetti finanziati dalla stessa Simest da inizio 2011 alla fine di novembre: con uno stanziamento complessivo di 175 milioni circa, la società ha attivato investimenti per poco meno di 1,7 miliardi, di cui 892 milioni nel ramo elettromeccanico-meccanico, 234 nell’energia, 191 nel chimico-farmaceutico e oltre 124 milioni nell’agroalimentare.
Secondo il presidente di Simest, Giancarlo Lanna, «le aziende italiane dovrebbero sfruttare la loro grande capacità di produzione di macchine utensili in grado di favorire lo sviluppo dei processi industriali, che è poi ciò di cui hanno più bisogno i Paesi emergenti». Lanna sostiene che questa sia stata la chiave principale che ci ha permesso di entrare negli ultimi anni nei mercati di Brasile, Russia, India e Cina. Un’attività su cui dovremmo investire anche in futuro per non perdere occasioni importanti. «Oggi non basta puntare solo sull’export – conclude Sanna –: bisogna mirare anche alla realizzazione di imprese italiane in loco, così da giocarsi davvero la partita in Paesi caratterizzati da una crescita economica molto più sostenuta della nostra».
Per Massimo D’Aiuto, amministratore delegato e direttore generale di Simest, «va ricordato il buon andamento che si sta registrando nella produzione di macchine e sistemi sempre più integrati nel campo meccanico ed elettronico, una tendenza che proseguirà anche il prossimo anno e che vede tra i protagonisti le aziende italiane». Ma le nostre imprese all’estero sono anche altro. «Uno dei settori che sta crescendo di più è quello delle energie rinnovabili». Qualche esempio? «Siamo già presenti con Enel Green Power in Guatemala e stiamo avviando un progetto in Costa Rica». E poi stanno aumentando le opportunità offerte da questo settore nei Paesi europei, a partire dai Balcani.
Le imprese italiane potrebbero poi avere opportunità concrete di investimento nella gomma-plastica. «Questo settore – osserva D’Aiuto – va bene praticamente ovunque e ci vede molto attivi nella produzione di componenti che vengono poi utilizzati in maniera trasversale in diversi ambiti, dall’automotive all’arredo».
Oltre ai "soliti noti" del made in Italy, come il design o i marchi più conosciuti dell’agroalimentare, D’Aiuto sottolinea le occasioni che si stanno aprendo nell’edilizia: «A causa della crisi stiamo vivendo un periodo di stagnazione in Italia e nella Ue, mentre nei Paesi del Medio Oriente, in Cina o in Brasile si tratta di un mercato importantantissimo, dove può investire chi si occupa di costruzioni e infrastrutture».
L’attività di Simest si è sviluppata su tre fronti: la partecipazione al capitale di società operative fuori dalla Ue per un periodo massimo di otto anni e una quota non superiore complessivamente al 49% tra investimento fatto in modo diretto e attraverso un fondo pubblico di venture capital che fa capo al ministero per lo Sviluppo economico (alla scadenza, l’azienda italiana deve tornare in possesso di tutto il capitale); l’assistenza su progetti e scouting per l’individuzione delle opportunità d’investimento; la gestione dei fondi pubblici per l’internazionalizzazione.
Da quest’anno Simest può partecipare anche alle attività sviluppate in Italia e all’interno della Ue per sostenere lo sviluppo produttivo e l’innovazione, con l’obiettivo di produrre effetti positivi su competitività e occupazione nel nostro Passe. Negli ultimi vent’anni Simest ha approvato 1.147 partecipazioni societarie, per un totale di 1,3 miliardi di euro stanziati, che hanno attivato investimenti per 24,1 miliardi. Nei primi dieci mesi di quest’anno, poi, ha approvato 423 finanziamenti agevolati per un importo di oltre 2,6 miliardi. Complessivamente più della metà delle operazioni a cui ha partecipato Simest ha coinvolto imprese italiane di piccole e medie dimensioni. E il prossimo anno dovrebbero essere loro le maggiori beneficiarie. «La nostra priorità per il 2012 – conferma Sanna – è quella di lavorare sulla crescita delle Pmi, favorendo le aggregazioni».
Una novità che potrebbe interessare prossimamente le aziende italiane, anche se i tempi non sono ancora noti, è l’attivazione di un fondo per il Mediterraneo rivolto soprattutto alle Pmi. A settembre è stato firmato un memorandum d’intesa tra Simest, Abi e Unione banche arabe (Uba). Con questo fondo, spiega Lanna, «puntiamo a instaurare rapporti diretti, senza alcun intermediario, con le Pmi locali, senza fare alcuna discriminazione di settore». Così si potrebbe sostenere lo sviluppo di joint venture tra società locali e italiane, partecipando al capitale di queste ultime e garantendo un aiuto tecnico per lo sviluppo di nuovi progetti.
In futuro, «nelle attività legate alla lavorazione della plastica o della metallurgia – conclude D’Aiuto - saranno favorite soprattutto le aziende di grandi dimensioni, mentre nell’energia ci sarà spazio anche per le Pmi».