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 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

MA COSÌ SI PAGHERÀ IL 60% IN PIÙ

La Patrimoniale (che si sarebbe aggiun­ta all’anticipazione dell’Imu) non c’è. Non c’è neppure la progressività. Ma un aggra­vio, in ogni caso assai forte, sugli immobili, sì. Salvo correzioni dell’ultima ora, i nuovi moltiplicatori previsti per la determinazio­ne della base imponibile dell’Imu (160 per i fabbricati dei gruppi catastali A, B e C, esclu­si A10 e C/ 1: vale a dire, in particolare, abita­zioni, magazzini, laboratori ecc.; 80 per i fab­bri­cati del gruppi catastale D e della catego­ria catastale A/ 10: vale a dire, in particolare, opifici, al-berghi, istituti di credito, uffici e studi privati; 55 per i fabbricati della catego­ria catastale C/1: vale a dire negozi e botte­ghe) portano ad un aggravio di imposta, ri­spetto all’attuale Ici, del 60% in tutti i casi e come minimo, dato che è riconosciuta ai Co­muni la possibilità di aumentare (o di dimi­nuire, ma è un’ipotesi da considerarsi irrea­le, dati anche i nuovi tagli previsti per gli enti locali) l’aliquota base generale (che è dello 0,76%, cioè del 7,6 per mille) sino a 0,3 punti percentuali (fino, quindi, al 10,6 per mille) e la specifica aliquota prevista per le abitazio­ni principali e gli immobili locati (che è del­lo 0,4%, cioè del 4 per mille) sino a 0,2 punti percentuali (fino, quindi, al 6 per mille).
Anche se va dato atto al Governo di non aver seguito la strada da molti pretesa della pro­gressività ( che sarebbe stato- come da Con­fedilizia più volte sottolineato nei giorni scorsi, in ogni competente sede - un assur­do nell’assurdo, essendosi in presenza-an­che per l’Imu- di un’imposta patrimoniale, che di per sé non tollera progressività, essen­do già espropriativa in sé), l’aumento del 60% configura un aggravio molto pesante, che potrà provocare anche forti tensioni sul mercato delle locazioni (già ora, anche pri­ma di questo aumento, la pressione fiscale sugli immobili poteva superare anche l’80%).Un mercato che andrebbe invece po­tenziato se si vuole- nel segno della crescita - che riprenda in questo settore una forma di investimento che assicura quella mobili­tà dell’abitazione che è indispensabile raf­forzare per favorire le trasformazioni im­prenditoriali che si impongono e che, nel­l’uso diverso dall’abitativo in particolare (tuttora ingessato dalla legge dell’equo ca­none di 35 anni fa), rappresenta una forma di finanziamento indiretto dell’imprendito­ria. Tale aumento diventa, poi, addirittura insopportabile nelle città nelle quali le ren­dite catastali sono state già adeguate ai dati di mercato attraverso l’azione di riclassa­mento operata dall’Agenzia del territorio su impulso dei Comuni. Altrettanto, risulta notevolmente aggravata la situazione dei contratti a canone calmierato dagli Accordi tra Confedilizia e sindacati inquilini. Facile prevedere che aumenti così pesanti stimole­ranno eccezioni di costituzionalità della normativa basate sia sull’Imu in sé (ripropo­nendosi in gran parte le stesse eccezioni - a cominciare dall’indeducibilità - a suo tem­po sottoposte alla Corte costituzionale ma per la gran parte mai decise nel merito) sia sul fatto che gli aumenti dei moltiplicatori agiscono su rendite che rappresentano, di fatto, solo il valore degli immobili e che tali rendite - proprio per l’effetto surrettizia­mente espropriativo che possono compor­tare - furono più di 15 anni fa tenute provvi­soriamente in vita dalla Corte costituziona­le solo perché varate con una legge che pre­vedeva che le stesse sarebbero state a breve superate con una revisione degli estimi e specialmente riferite al mercato delle loca­zioni ( e quindi alla redditività degli immobi­li e non ai valori).
*Presidente Confedilizia