LUIGI GRASSIA, La Stampa 5/12/2011, 5 dicembre 2011
Fisco, l’Italia è maglia nera? - La pressione fiscale è destinata a crescere. Questo ci avvicina all’Europa? Anche se è tramontata l’ipotesi di alzare l’aliquota massima dell’Irpef al 46%, ieri sera il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda spiegava che il mancato intervento sarà «compensato aumentando la partecipazione delle persone fisiche alla spesa sanitaria
Fisco, l’Italia è maglia nera? - La pressione fiscale è destinata a crescere. Questo ci avvicina all’Europa? Anche se è tramontata l’ipotesi di alzare l’aliquota massima dell’Irpef al 46%, ieri sera il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda spiegava che il mancato intervento sarà «compensato aumentando la partecipazione delle persone fisiche alla spesa sanitaria. Viene aumentata l’addizionale Irpef con corrispondente diminuzione dei trasferimenti alle Regioni». In Italia l’aliquota Irpef più alta è del 43%. Questo significa che sullo scaglione di reddito più elevato (non su tutto il reddito) si pagano 43 euro di Irpef ogni 100 euro di reddito, senza considerare altre uscite come ad esempio i contributi sociali. . L’attuale aliquota italiana è già tra le più punitive dell’Unione europea, almeno considerando i Paesi più grandi: è inferiore a quelle della Gran Bretagna e della Germania (che sono del 50%) ma può diventare in realtà più pesante per il contribuente italiano se si considera che da noi l’aliquota massima scatta al di sopra di 75 mila euro di reddito mentre nel Regno Unito ce ne vogliono circa 150 mila, cioè il doppio, e in Germania addirittura 250 mila. Invece a 75 mila euro di reddito i britannici pagano il 40% e i tedeschi il 42%, cioè meno di quanto pagano gli italiani di pari reddito con l’aliquota attuale, non ancora gravata dal ritocco dell’addizionale regionale. Ma non è giusto che chi guadagna di più faccia più sacrifici? È senz’altro giusto. Però aumentare l’addizionale Irpef regionale significa far pagare di più a chi già paga le tasse, mentre chi le evade o le elude continuerà a infischiarsene. Insomma pagano i soliti noti. In questo caso dovrebbe trattarsi di «soliti noti» abbastanza benestanti, non di operai o di pensionati al minimo, comunque a essere colpiti saranno nella stragrande maggioranza lavoratori dipendenti, che sono quelli che in Italia affollano gli scaglioni di reddito più alti. In mancanza di misure incisive contro l’evasione e l’elusione, molti lavoratori autonomi (e anche tutti i dipendenti che lavorano in nero) continueranno a farla franca. Pagare le tasse non piace a nessuno. Davvero in Italia c’è più evasione che altrove? L’evasione in Italia è stimata in almeno 120 miliardi di euro all’anno, mentre negli altri grandi Paesi d’Europa (cioè quelli con popolazione, prodotto lordo e Pil pro capite paragonabili, all’ingrosso, con i nostri) si balla attorni a valori di 20, 30 o 40 miliardi annui. Una differenza abissale. Allora il governo Monti non dovrebbe colpire innanzitutto lì? Monti ha detto di volerlo fare, ma i risultati non saranno istantanei. Se anche il nuovo governo (quello dei tecnici arrivati a salvare il Paese per l’inadeguatezza dei politici) si comporta sul piano fiscale (almeno all’inizio) in maniera che ricorda un po’ i precedenti governi politici, una giustificazione c’è. In settimana bisogna presentare ai Paesi con cui condividiamo l’euro un piano certo, con numeri certi, sul risanamento del bilancio. E purtroppo i soldi certi si ricavano dall’aggravio delle tasse sui redditi, di quelle sulla casa, dall’introduzione di criteri più stretti per accedere alle pensioni eccetera, mentre il recupero dell’evasione, per quanto sia auspicabile che Monti persegua questo fine con impegno, non produrrebbe numeri credibili da scrivere in un documento. Si tratterebbe di cifre ipotetiche e a medio termine. Inoltre c’è da scordarsi che eventuali recuperi di evasione possano essere guardati nel prossimo futuro come un «tesoretto» da destinare a nuove spese, secondo quanto è sciaguratamente avvenuto in un recente passato: tutto il recupero dovrà essere destinato a tagliare il deficit e il debito dello Stato. Ma perché dobbiamo imporci questo «tour de force»? Gli altri Paesi europei da quest’estate ci stanno dando una mano a comprare decine di miliardi di titoli di Stato italiani sul mercato secondario, per aumentare artificialmente la domanda dei nostri Btp e così tener basso il rendimento preteso da chi compra i nuovi Btp emessi alle aste del Tesoro. Senza questo aiutino, lo Stato italiano dovrebbe pagare interessi ancora più alti e rischierebbe la bancarotta. Nei confronti dei nostri partner abbiamo l’obbligo di fare uno sforzo di risanamento, per dimostrare che l’aiutino non dovrà essere eterno. In alternativa, potremmo salutare la compagnia, lasciar fallire lo Stato e uscire dall’euro. Un Dossier della Stampa in settimana ha illustrato le conseguenze catastrofiche che avrebbe questa scelta. Gli altri Paesi come affrontano la crisi? Quelli con l’acqua alla gola, come la Grecia, la Spagna eccetera, fanno più o meno come l’Italia, cioè aumentano le tasse. Questo però può deprimere la crescita economica. La Germania, che è la prima della classe perché i suoi titoli di Stato vengono emessi con i tassi più bassi, ha potuto tagliare le tasse, riducendo così anche l’evasione. Prima o poi dovremo imitarla, ma adesso non si può.