IBRAHIM REFAT, La Stampa 5/12/2011, 5 dicembre 2011
Egitto, i salafiti fanno il pieno di voti - I partiti islamici fanno incetta di voti al primo turno delle elezioni legislative in Egitto
Egitto, i salafiti fanno il pieno di voti - I partiti islamici fanno incetta di voti al primo turno delle elezioni legislative in Egitto. Insieme totalizzano oltre il 65% dei voti. Il Partito libertà e giustizia dei Fratelli musulmani ha ottenuto il 36,62% (3,5 milioni di voti), il salafiti del Nour (la luce) il 24% (2,3 milioni di voti), al-Wasat (islamisti moderati) il 4,27%(416 mila voti). Ai liberali del Blocco egiziano sono andati un milione e 300 mila voti: sono il terzo partito con il 13,35%. Questo risultato riguarda soltanto nove governatorati su 27, compresi quelli importantissimi del Cairo e di Alessandria. Ma è una tendenza che difficilmente sarà ribaltata nei prossimi due turni, un voto più che rappresentativo in un Paese ormai proiettato verso l’islamizzazione a tappe forzate. La maratona elettorale per eleggere la Camera bassa si concluderà il 10 gennaio. Solo allora l’alta commissione elettorale fornirà l’esatto numero dei seggi assegnati a ciascun partito. È quasi certo che i Fratelli musulmani del Plj non si alleeranno con i talebani del Nour per guidare l’Egitto. Questa formazione è la vera sorpresa delle elezioni, ha lasciato increduli persino la giunta militare. La competizione fra le due formazioni islamiste sarà ancora più accesa nelle prossime due fasi. Da giorni i portavoce della confraternita cercano di tranquillizzare un Paese con 10 milioni di cristiani dicendo: «Noi rappresentiamo un islam di centro. Non imporremo nulla con la forza». Ma il candidato salafita alle elezioni presidenziali, Hazem Abuo Ismail, attizza il fuoco delle divisioni con dichiarazioni incendiarie. Ha già annunciato che vieterà la vendita dell’alcol e la promiscuità. Nei giorni scorsi si è scagliato contro lo scrittore Naguib Mahfouz: «I suoi libri incoraggiano il vizio». I social network traboccano di proteste e barzellette. Sembra, intanto, finito lo sforzo del premier Kemal Ganzouri, 78 anni, per formare il nuovo governo di transizione. Mercoledì sarà resa nota la composizione dell’esecutivo. Resterà fino a luglio. Israele segue con apprensione questi sviluppi in riva al Nilo. Yuval Steinitz, ministro delle Finanze, ha auspicato che l’Egitto «non si trasformi in un Paese estremista e preservi l’accordo di pace con lo Stato ebraico». Una eresia, per i salafiti.