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 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

Il no dei sindacati: fanno cassa sui poveri - Compatti sul piede di guerra, un po’ meno sul ricorso alla piazza

Il no dei sindacati: fanno cassa sui poveri - Compatti sul piede di guerra, un po’ meno sul ricorso alla piazza. I sindacati non ci stanno, la manovra che il governo di Mario Monti ha varato è «deleteria», fatta di misure «insopportabili» che «costringono sempre gli stessi a pagare», ma non sembra ci sia sintonia piena su come agire per cambiare il corso della storia. Lo scontento è il denominatore comune tra le associazioni dei lavoratori alla luce dell’incontro domenicale col presidente del Consiglio. Sebbene diversa nei toni, la bocciatura dei sindacati è netta e inappellabile, in particolare per quanto riguarda gli interventi in materia previdenziale. «È un duro colpo per lavoratori e pensionati, con queste misure pagano i soliti noti», avvertono i leader di Cgil, Cisl e Uil. Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti escono assai contrariati da Palazzo Chigi e si augurano che le misure annunciate possano essere quanto meno ammorbidite. Il blocco delle rivalutazioni delle pensioni rispetto all’inflazione sul quale il governo ha mostrato una apertura «seppur timida», e l’aumento dell’età minima per uscire dal mercato del lavoro, sono i punti sui quali sono pronti a dare battaglia. Lo dice a chiare lettere la Camusso, secondo la quale si cerca di «fare cassa sui poveri», assestando un duro colpo ai redditi dei pensionati da una parte, e sconvolgendo dall’altra le prospettive dei lavoratori con un «insostenibile aumento» degli anni di impiego. «Forse non serve neanche all’Europa un’Italia nella quale lavoro e pensioni si impoveriscono al punto tale che poi non ci possono essere efficaci possibilità di crescita per il Paese», dice il segretario della Cgil vittima di un curioso lapsus. «Ve lo diciamo noi che siamo degli “operaisti” assolutamente convinti», dice intendendo invece «europeisti», per poi riprendersi in corsa: «In questo momento siamo anche operaisti nel senso che difendiamo le istanze dei lavoratori». A chiusura del suo intervento la Camusso parla di nuovo del rischio di assistere a un Berlusconi bis, nel senso che questo governo mostri «una continuità nei comportamenti» col precedente. È un modo il suo di chiamare a raccolta le altre sigle sindacali e avviare «iniziative comuni», anche dal punto di vista «dell’informazione», perché «gli spazi di cambiamento» della manovra saranno possibili soprattutto in base alla comunicazione tra sindacati e lavoratori. L’invito a compattarsi in un fronte comune rischia però di infrangersi sullo scoglio dello sciopero generale. La Cgil non ha ancora menzionato esplicitamente il ricorso alla piazza e preferisce parlare per ora di «margini correttivi» alla manovra sebbene per sua stessa vocazione non esclude, in una fase successiva, la mobilitazione. «Nessuno sciopero ma una trattativa serrata con il governo pur di ottenere quel patto sociale che prevede la concertazione con sindacati e imprese», avverte il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. «Non si può risolvere tutto a colpi di sciopero, piuttosto ci dedicheremo ad un’alleanza per arrivare a una mediazione, a una concertazione», aggiunge Bonanni, offrendo questo terreno di incontro a Uil e Cgil. La contrapposizione deriva anche dalle diverse sfumature dello scontento. La Cisl infatti non lamenta solo l’iniquità delle misure pensionistiche, ma critica duramente «la mancanza di una mediazione che rischia di non far uscire il Paese dalla crisi». Bonanni è perentorio: «Non è stata data una risposta sul patto sociale. Non capiamo il perché ma l’impatto sarà deleterio». In sostanza per il segretario della Cisl, «l’estensione del contributivo a tutti e l’aumento dell’età pensionabile, fatte assieme, avranno un effetto devastante per i lavoratori». «Non è una modifica sostenibile», dice il leader sindacale auspicando, che ci sia la possibilità di affrontare questi temi con una trattativa serrata in un assetto di «concertazione». Tuttavia nella sua faretra non c’è la freccia dello sciopero. È escluso il ricorso alle piazze anche per il segretario Uil, Luigi Angeletti, che tuttavia non risparmia affondi alla manovra Monti tanto da parlare di «spinta verso la recessione». «Se non ci saranno modifiche non ci sarà equità avverte -. Accanto all’amaro in bocca per i sacrifici che gli italiani dovranno affrontare, questa volta avremo decine di migliaia di disoccupati in più. E’ la cosa più nefasta che ci possa accadere». Angeletti evoca i tre principi cardine «rigore, equità e sviluppo» ai quali la finanziaria del tecnogoverno dovrebbe ispirarsi, perché «solo in questo modo si possono rendere più accettabili i sacrifici». Ma così non è, perché «le misure che ci ha presentato l’esecutivo solo in parte rispondono a questi tre principi». Anche per Angeletti, insomma, c’è ancora molto cammino da fare per raggiungere quella sostenibilità sociale necessaria a edulcorare la pillola amara che gli italiani stanno per ingerire. Il timoniere della Uil non brandisce però l’arma dello sciopero, lasciando la Cgil dinanzi al potenziale rischio di un «isolamento