Massimiliano Trovato, http://www.chicago-blog.it/2011/12/06/manovra-monti-contro-levasione-ma-a-che-prezzo/, 6 dicembre 2011
In linea con una tendenza osservabile da tempo, due delle misure più popolari tra quelle presentate dal Governo nelle scorse ore sono accomunate da un’attitudine assai discutibile verso il contribuente, destinatario di una sorta di presunzione d’evasione
In linea con una tendenza osservabile da tempo, due delle misure più popolari tra quelle presentate dal Governo nelle scorse ore sono accomunate da un’attitudine assai discutibile verso il contribuente, destinatario di una sorta di presunzione d’evasione. Non può sorprendere che in un momento come questo, caratterizzato da un’enfasi spiccata sul consolidamento dei conti pubblici, l’evasione fiscale guadagni il centro del palcoscenico. Ma a quale prezzo? Mi riferisco, in primo luogo, al prelievo una tantum sui 180 miliardi di Euro rimpatriati tra il 2001 e il 2010 grazie alla copertura dello “scudo fiscale”: una soluzione verosimilmente incostituzionale, perché ignora – tra l’altro - l’esplicita previsione secondo cui “il rimpatrio ovvero la regolarizzazione [...] non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria civile, amministrativa ovvero tributaria, in via autonoma o addizionale” (d.l. 1 luglio 2009, n. 78, art. 13-bis, co. 3). A prescindere dall’esito delle inevitabili controversie legali, e dall’eventualità che la formulazione della proposta – si parla di un’imposta di bollo – le risparmi un’auspicabile censura, va evidenziata la sostanza di uno stato illusionista che non tiene fede alle proprie determinazioni. Il secondo provvedimento a cui alludo – vi si è soffermata anche Annalisa Chirico – è la riduzione della soglia di ammissibilità dei pagamenti in contanti, ora confinati a 1000 Euro – ma con la prospettiva di ulteriori tagli in un non remoto futuro. Oltre a fare di ogni cittadino un evasore sino a prova contraria, la generalizzazione del principio della tracciabilità dei pagamenti dovrebbe crucciare chiunque abbia a cuore il tema della privacy, su cui registriamo un’attenzione intermittente. Sbaglieremmo, evidentemente, a considerare i nostri consumi come estranei alla sfera delle relazioni più intime. La maggior parte dei nostri comportamenti socialmente rilevanti – nascosti o palesi, candidi o pruriginosi – passano per il portafogli: un anello di fidanzamento, un cadeau per l’amante, la prima auto, le vacanze o gl’incontri con gli amici, un consulto medico, l’abbonamento allo stadio o la tessera di un partito. Ammettere lo scrutinio dei poteri pubblici nel reticolo delle nostre transazioni finanziarie quotidiane significa rinunciare alla riservatezza di ben altro che le mere iscrizioni contabili: al punto tale che, ove l’ideale fuga dal contante di cui alcuni vaneggiano giungesse a compimento, non sarebbe per una volta iperbolico ricorrere a riferimenti un po’ triti come il Grande Fratello orwelliano. Al pari con l’amministrazione della pena, la potestà tributaria è – tra le competenze statali – quella che più direttamente incide i diritti dei cittadini. Vi è da chiedersi come sia possibile che, in un caso, con la repressione dei crimini conviva una tutto considerato soddisfacente congerie di tutele per l’individuo; e che nell’altro, al contempo, paia accettabile sacrificare alle esigenze dell’erario i più elementari principî di garantismo. Le speculazioni sulla sostenibilità delle finanze pubbliche e sull’equa ripartizione dei sacrifici che la presente congiuntura richiede sono comprensibili: non diventino, però, il grimaldello per ulteriori – e difficilmente reversibili – compromissioni della libertà e dei diritti individuali.