Alessandro Carlini, Libero 5/12/2011, 5 dicembre 2011
BOOM DI PSICOLOGI PER I BANCHIERI DELLA CITY
La crisi del debito fa male ai banchieri della City, agli uomini che sembravano di ghiaccio e invece hanno sempre più i nervi a fior di pelle. Ed ecco che fioccano i casi di ritiro di manager per motivi medici e i pentimenti per i metodi usati fino ad oggi per fare soldi. Non si tratta più di vicende isolate, buone per i tabloid, ma di statistiche che riguardano l’intera categoria. Basti pensare che il 58% dei lavoratori della City dice di aver visto almeno un collega «piangere sconsolatamente» negli ultimi tempi.
Il City Psychology Group, che cura i malati di troppo lavoro tra le scrivanie dei boss, parla di un aumento fortissimo di vittime di stress. «C’è un aumento di persone che vengono da noi per farsi curare coi sintomi più diversi, fra cui mal di testa, problemi di cuore e insonnia», ha dichiarato il dottor Michael Sinclair, uno dei maggiori esperti di queste terapie e direttore del centro.
Tra le ragioni, c’è prima di tutto la tensione prodotta dal difficile momento dell’economia europea e dall’esposizione delle banche britanniche, che si preparano al peggio e già prefigurano la caduta dell’euro. I ritmi di lavoro stanno quindi diventando massacranti in un ambiente in cui è normale passare più tempo di fronte ai computer che a casa a riposare. E poi c’è il terrore che nonostante gli straordinari e l’impegno profuso si possa finire comunque licenziati. Quest’anno nella City sono già saltati 27 mila posti e se va avanti così altri migliaia di dipendenti dovranno riempire i cartoni con le loro cose e abbandonare gli uffici. C’è quindi chi cede, sentendo questa pressione terribile. Come uno dei nomi più in vista dell’alta finanza londinese: l’amministratore delegato di Lloyds Banking Group, Antonio Horta-Osorio, che ha dovuto lasciare (temporaneamente) il timone della sua azienda per ordine dei medici. Considerato uomo dai nervi d’acciaio – tra i suoi hobby annovera le immersioni fra gli squali – Horta-Osorio è una delle vittime più illustri dello stress da crisi. Il gruppo Lloyds aveva reclutato un anno fa con grande fanfara il 47enne banchiere portoghese al posto di Eric Daniels, l’Ad americano estromesso dopo la fusione disastrosa con Hbos. Horta-Osorio aveva assunto le redini del gruppo in marzo. Di recente ha ottenuto dal board un’aspettativa fino alla fine del 2011, dopo che i medici gli hanno ordinato il riposo immediato per almeno sei-otto settimane. Non è bastato a motivarlo il suo stipendio da sogno: un salario annuale di un milione di sterline, e in tutto oltre otto milioni, contando premi e incentivi. La fame di soldi, tanto cantata da Gordon Gekko, il personaggio principale del film Wall Street, sembra non essere più la priorità. Come è accaduto per Bob Diamond, top manager di Barclays, l’uomo più ricco della City, che ha invitato i suoi colleghi a «imparare le lezioni del passato» e diventare «migliori cittadini». E perfino la chiesa anglicana ha detto la sua. In un appello dalle pagine del Financial Times, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha tuonato contro la finanza, che dovrebbe dare un’adeguata risposta all’“agenda morale” della protesta degli indignati, che da settimane occupano abusivamente la piazza di fronte alla cattedrale di Saint Paul, nel cuore finanziario di Londra.
Alessandro Carlini