Geminello Alvi, Libero 5/12/2011, 5 dicembre 2011
QUI RISCHIAMO DI MORIRE DI EURO
Certo che in una nazione di faziosi collerici, e innervositi dai loro stessi dispetti, la flemma accademica di Monti, un qualche suo bell’effetto lo fa. Per esempio tra Merkel e Sarkozy, coppia disperata alla deriva, il nostro s’inframmette così sobrio da far obliare che è proprio l’Italia nell’euro il primo dei loro guai. E scivola indisturbata persino la frase per un reddito di cittadinanza della Fornero, in fisiognomica perfetta per recitare la parte dell’agente comunista in un film di 007. E poi Monti figura pur sempre meglio di van Rompuy in estasi ornitologica o di Barroso Manuel, sosia del cattivo di Marcellino pane e vino.
Eppure, sarà che si è italiani, dunque non nati per la flemma, ma resta il dubbio se il suo sobrio intento abbia ancora senso. E in effetti, a ben pensarci, il suo è in fondo il film recitato all’incontrario di quello che fu il nostro ingresso malaugurante nell’euro, con una differenza però esiziale: i tassi reali erano in calo, oggi crescono. I tassi reali, al netto dell’inflazione, girano infatti alla rovescio, stavolta contro l’euro e quanti col mascelluto Prodi ci hanno infilato l’Italia, profittando di una congiuntura unica di tassi reali infimi. Tanto che il nostro ingresso nell’euro dipese più dalle gesta nocive di Alan Greenspan e dalle deflazioni dell’Oriente che dai nostri meriti. Ora invece con tassi d’interesse reali in risalita per l’Italia verso il 5% contano solo i nostri demeriti; e i banchieri non dormono la notte per pensare a come disfarsene. Infatti l’Italia a crescita 0 avrebbe bisogno di un avanzo primario spropositato, solo per stabilizzare il suo debito al livello presente, che è l’inizio dei suoi guai. Il tutto con 373 miliardi da rifinanziare nel 2012, e in uno scenario di crisi bancarie, disoccupazione, stipendi statali da tagliare. Eppure la Federal ha provvisoriamente salvato l’Europa da se stessa, e le sue banche, soprattutto quelle francesi, dal disastro di dover svendere i loro attivi per finanziarsi negli Stati Uniti. E adesso arriva pure il Big Bazooka, che ha aggiunto alla calma di Monti il sollievo delle borse. Unendo Fmi, Bce e gli avanzi dell’Efsf si presumerebbero in arrivo almeno 700 miliardi veri, e non vaghi come quelli promessi, tra speranze cinesi, a ottobre. Ma, anche potendo aggirare i trattati che vincolerebbero Draghi, resta il fatto che solo nel 2012-13 Italia e Spagna, Portogallo e Irlanda ne devono collocare 900. E questo è il problema. Perché, secondo non pochi, si dovrebbero di fatto togliere dal mercato i titoli italiani almeno fino alla prima metà del 2013. E poi? Saremmo guariti da tasse più sterminate, proclami per il taglio dei contanti degni di Zinovev, una riforma delle pensioni in ritardo? Speriamo bene.
E comunque Monti è un uomo di flemma, ed è ora un obbligo in Italia la fede che, tipografie della Bce permettendo, saremo salvi. Ma purtroppo taluni, evidentemente non flemmatici, intanto iniziano a pensare che invece di sciuparli come nel 1992 questi denari, ancora nostri sarebbe forse meglio usarli per una ristrutturazione ordinata del debito italico. Roubini nervosissimo già consiglia di consolidarlo, riducendolo d’un quarto. E peraltro quest’esito lo si giudica inevitabile pure nella nazione della flemma, l’Inghilterra; come anche il ritorno alla lira. Anzi pare quasi che gli inglesi tifino più di noi per una svalutazione all’antica, che toglierebbe la parte dei maestrini ai cinesi, rifacendoci esportare. Ma un’Italia ora in flemma questo non ce lo concede. Insomma, possiamo dedurre da quanto scritto che i nostri di flemmatici non sono quelli inglesi. Quindi il professor Monti rischia molto; e noi pure. Siccome il solo flemmatico di un qualche nome in Italia era fino ad ora Don Ferrante, morto di peste ma sillogisticamente, proprio come questa Italia, in recita, rischia morire d’euro, flemmaticamente.
Geminello Alvi