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 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

PURE DANESI E SVEDESI PAGANO DI MENO


Arriveremo al primo posto? Se sì, non sarebbe uno di quei primati di cui andare particolarmente orgogliosi. Se davvero le misure di risanamento disposte dal governo Monti porteranno la tassazione oltre il 50% del Pil, finirà che diventeremo il Paese più tassato del mondo. Già con l’ultimo governo Berlusconi, che pure aveva come suo obiettivo esplicito quello di ridurre il carico fiscale che pesa sugli italiani, lo scorso dicembre l’Ocse aveva dato all’Italia la medaglia di bronzo tra i Paesi più tassati nell’area delle economie più sviluppate. Nel 2009 c’erano solo due Paesi in tutta l’area Ocse in cui si pagavano più tasse dell’Italia: la Danimarca, con una pressione fiscale pari al 48,2%; e la Svezia, col 46,4%. Neanche a dire, però, quel che ottengono danesi e svedesi in termini di Stato sociale, in cambio di quella quasi metà del reddito che consegnano al fisco. Per dirne una: l’Italia, con Bulgaria e Grecia, è l’unico Paese Ue in cui non esista un sussidio di disoccupazione generalizzato per tutti, ma solo una cassa integrazione o formule simili per i lavori dipendenti che hanno perso l’impiego dopo essere stati contrattualizzati. Per dirne un’altra, in Svezia non solo non si deve pagare nessuna tassa o retta per l’istruzione fino a laurea compresa, ma pure i libri li passa lo Stato. E dall’asilo all’università lo svedese riceve anzi un assegno mensile pari a 270 euro, che dal momento dell’ottenimento del titolo di studio si trasforma immediatamente in un sussidio di 35 euro al giorno fino a quando non trova lavoro: s’intende, a condizione di dimostrare che questo lavoro lo stia effettivamente cercando.
Già prima di questi annunci, la Banca d’Italia aveva previsto che nel 2012 si sarebbe arrivati al 43,8. Che sarebbe comunque il massimo storico italiano. Dal 1980 in poi il livello minimo era stato il 31,14 del 1981, che aveva rappresentato anche un miglioramento rispetto al 31,36 del 1980. Ma da allora non ha fatto che aumentare. La barriera del 35% è stata comunque superata stabilmente nel 1986; e quella del 40% dal 1994. Da tener conto che la media Ocse ha raggiunto invece il suo picco storico con il 35,2% del 2007, per scendere nel 2009 al 33,8% e passare nel 2010 al 33,9. Insomma l’Italia raggiunge record su record, proprio mentre i Paesi industrializzati raggiungono i livelli più bassi dall’inizio degli anni ’90. La pressione più bassa è quella del Messico (17,4%) e Cile (18,2%): due Paesi dove comunque la gran parte delle risorse dello Stato dipende dal controllo di materie prime strategiche come, rispettivamente, il petrolio e il rame. Venivano poi gli Stati Uniti con il 24% e la Turchia con il 24,6%. E sì che negli Usa tradizionalmente molti lavoratori fanno festa il primo giorno dell’anno in cui calcolando la percentuale dei loro guadagni da dare allo stato “iniziano a lavorare per sé stessi”: è il cosiddetto Tax Freedom Day, che nel 2011 (pressione arrivata al 28%) è stato stimato al 12 aprile. C’è un evidente peggioramento rispetto a quell’anno 1900 in cui il peso fiscale era appena del 5.9% e i contribuenti americani avrebbero dunque potuto festeggiare la stessa data il 22 gennaio. In Italia, il nostro Giorno di Liberazione dal Fisco è invece il 18 giugno. Guarda un po’ proprio la giornata di Waterloo!

Maurizio Stefanini