Stefano Montefiori, CorrierEconomia 05/12/2011, 5 dicembre 2011
SARKOZY. ADESSO VUOLE UNA BCE FORTE. MA RIPIEGA SULLA SOLIDARIETA’ FRA GLI STATI - L’
Europa non è più una scelta, è una necessità» dice Nicolas Sarkozy sul palco di Tolone. Sono le 18.40 di giovedì 1 dicembre e il presidente francese ha scelto la città del sud della Francia per un nuovo «grande discorso» come quello che pronunciò tre anni fa. Allora parlò di «rifondare il capitalismo», stavolta l’obiettivo è più urgente: «Questa Europa rischia di essere spazzata via, occorre rifondarla». In gioco c’è la salvezza dell’euro e la speranza di scongiurare il disastro.
Sarkozy cominciò il 2011 chiarendo che sarebbe stato l’anno del suo impegno internazionale, con la presidenza del G20 e del G8 e l’obiettivo di riformare il sistema monetario mondiale. La guerra di Libia e la crisi del debito sovrano hanno accentuato il suo protagonismo, ma se nella politica estera può agire con le mani libere, nell’economia sembra imbrigliato nelle condizioni poste dalla cancelliera Angela Merkel, l’altra (più potente) metà dell’asse franco-tedesco.
Il presidente francese si rivolge al mondo quando spiega che Parigi e Berlino hanno la responsabilità storica di salvare la moneta unica, ma è solo la Germania a vivere giorni relativamente tranquilli. Lo spread con i titoli pubblici tedeschi si accresce, la «tripla A» vacilla e la Francia è quindi l’elemento debole dell’alleanza voluta da Adenauer e de Gaulle che (il presidente lo ripete in continuazione) è stata garanzia di 60 anni di pace in Europa. Così, Sarkozy è costretto a cedere: vorrebbe una Bce capace di sporcarsi le mani stampando moneta, come nei mesi scorsi la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra, ma la Merkel è irremovibile e lui, sul palco di Tolone, è costretto a prenderne atto: «Ognuno ha la sua storia, ognuno ha le sue ferite. Quando parliamo della moneta, la Germania si ricorda della sua storia. Dobbiamo comprenderla e rispettarla».
Sarkozy tiene poi all’idea di un «Fondo monetario europeo» che assista i Paesi in difficoltà, proclamando che «tutti i Paesi della zona euro saranno solidali gli uni con gli altri, ciò che è stato fatto per la Grecia non capiterà più». Una nuova Europa, più solidale, ma senza ulteriori cessioni di sovranità: il referendum del 2005, quando il «no» francese fece affondare la Costituzione europea, è un ricordo vivo.
Stefano Montefiori