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 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

MA SULLA CASTA E’ ANCORA POCO

Inutile girarci intorno: ci aspettavamo di più. Guerra ai «privilegi», era stata la prima promessa di Mario Monti. Il presidente del Consiglio disse che era necessario liberare un Paese stritolato da egoismi corporativi
e rendite di posizione. E in cima alla lista ci dovevano essere necessariamente i «privilegi» di una classe politica ingorda, costosa e inefficiente.
Non fosse altro, per un fatto simbolico mai tanto importante come nel momento in cui si stanno per chiedere sacrifici abnormi ai cittadini. Ma quella classe politica, spiace dirlo, sembra davvero essersela cavata con poco. Speriamo di sbagliarci, perché la sensazione che si ricava leggendo la bozza della manovra è questa. Sensazione che il proposito di dare pubblicità «integrale» alle situazioni patrimoniali dei ministri, già enunciato un paio di settimane fa e ribadito ieri da Monti, non può certo attenuare. La misura più forte sembra essere quella che risponde chiaramente a un suggerimento contenuto nella lettera della Banca centrale europea di un mese fa. Parliamo della norma che trasferisce ai Comuni le funzioni delle Province, le cui strutture politiche vengono ridimensionate in modo consistente. In questo modo quegli enti vengono svuotati, rendendo forse inevitabile la loro futura abolizione che si può fare solo con legge costituzionale. Applausi. Per il resto, molte cose già viste. Come la cancellazione di qualche ente: stavolta è toccato fra gli altri all’Isa, dove pochi mesi fa era stata nominata amministratrice delegata con altri 140 mila euro l’anno di stipendio la consigliera regionale della Campania Annalisa Vessella, moglie del deputato «responsabile» Michele Pisacane. Sono poi previsti il dimagrimento del Cnel, il taglio delle poltrone delle authority... Ma niente, Province a parte, che entri nella carne viva dei partiti. Di abrogare quella leggina infame che rende più fiscalmente conveniente dare soldi ai politici piuttosto che alle associazioni benefiche, neppure a parlarne. Niente che imponga trasparenza ai finanziamenti privati, che oggi possono rimanere legalmente occulti fino a 50 mila euro. Nessun taglio ai rimborsi elettorali, che fanno dell’Italia il Paese europeo che spende di più per mantenere i partiti. Niente per affamare i costosissimi apparati regionali. E nemmeno una limatina alle dotazioni di Camera e Senato, possibile senza intaccare formalmente l’«autonomia» del parlamento, mantenute scandalosamente intatte (un miliardo e mezzo l’anno fra Montecitorio e palazzo Madama) ancora per il prossimo triennio, durissimo per tutti gli italiani: questo sì che sarebbe stato un modo per costringere il Palazzo alla sobrietà. Ma forse ci voleva coraggio. Decisamente più coraggio.
Sergio Rizzo