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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

Macché superuomo, il padrone del mondo è un superorganismo fatto solo di formiche - Non sottovalutate le formiche

Macché superuomo, il padrone del mondo è un superorganismo fatto solo di formiche - Non sottovalutate le formiche. Anche perché esistono da oltre 120 milioni di anni, mentre la specie Homo Sapiens da 200mila anni, non c’è gara.Senza contare che nessuna formica esi­ste per se stessa in quanto individuo, e in termini di adattamento è un grande vantaggio. Oltre a Darwin lo spiegano bene due mirmecologi di prim’ordine co­me Bert Hölldobler e Edward O. Wilson nel saggio Il superorganismo (Adelphi, pagg. 602, euro 49). Gli autori (dei quali ricordiamo il fondamentale The Ants , del 1991) considerano «organismo» non la singola formica ma il formicaio,perché l’intera colo­nia si comporta come se fosse appunto un unico orga­nismo. Così se il paleontologo Neil Shubin si è dedica­to a studiare Il pesce che è in noi (Rizzoli), incluse le branchie che ancora abbiamo nei nostri geni, vesti­gia del nostro passato acquatico (come i peli, ormai inutili, sono residui genetici del nostro passato scim­miesco), anche studiare questi insetti può essere illu­minante per comprendere meglio l’evoluzione uma­na, scoprendo la formica che è in noi. Le formiche hanno scoperto l’agricoltura 60 milio­ni di anni prima dell’uomo. Le termiti macrotermìne e le formiche attine hanno pertanto compiuto una ve­ra e propria transizione dalla caccia all’agricoltura, come avverrà ere geologiche dopo nelle società uma­ne. Le formiche tagliafoglie, suddivise in regine, ope­raie minor e operaie major , vanno alla ricerca di fo­glie da asportare con le mandibole per poi triturarle, depositarle in lettiere e concimarle con i propri escre­menti per coltivare i funghi di cui si nutrono. Le formiche comunicano chimicamente, attrave­r­so la decodificazione di feromoni secreti da decine di ghiandole specializzate. I maniaci della separazione concettuale fra naturale e chimico resteranno delu­si, anche perché in natura tutto è chimico: un allar­me viene lanciato mediante l’emissione e la decripta­zione di una molecola di 4-metil-3-eptanone e sva­riate miscele di idrocarburi. Il funzionamento di un superorganismo, analizzato negli elementi che lo compongono, è prevedibile e dimostra come una so­cietà es­tremamente complessa si possa evolvere au­tomaticamente, attraverso la collaborazione adatti­va di migliaia di automi e l’esecuzione di algoritmi istintivi, senza alcun bisogno di una coscienza. Analogamente il formicaio della nostra coscienza è il risultato di processi non coscienti. Basta scende­re biologicamente di livello gerarchico, appena al di sotto dei processi consapevoli: nessun gene ha co­scienza delle proteine che codifica, nessun nostro or­gano è al corrente di ciò che è. Il cuore batte senza sa­pere perché e i computer fanno calcoli complessi sen­za sapere di conoscere la matematica. Lo spiega be­ne Richard Dawkins nel suo famoso saggio L’orolo­giaio cieco ( Mondadori), o il filosofo Dan Dennett (si legga il suo interessantissimo Brainstorms , uscito da Adelphi): la vita è il prodotto di un insieme di compe­tenze dove «la coscienza è il risultato di un gran nu­mero di attività non coscienti». Infine, nella lotta biologica tra organismi e supe­rorganismi, mentre noi umani siamo arrivati a esse­re 7 miliardi, il numero globale delle formiche è sti­mato tra 1 e 10 milioni di miliardi, e la loro biomassa totale è pressoché pari a quella umana ma, a differen­za nostra, non avranno mai problemi di sovrappopo­lazione. Da un punto di vista evolutivo «piccolo» è sempre stato meglio, e le formiche sono sopravvissu­te all’evento K-T che 65 milioni di anni fa portò al­l’estinzione dell’ 85 per cento delle specie viventi, in­clusi i dinosauri, e con ogni probabilità sopravvive­ranno anche a noi. Neppure Nietzsche ci aveva pen­sato, ma di fronte al superorganismo non c’è supe­ruomo che tenga.