Varie, 5 dicembre 2011
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Aksyonov Vasily
• (Vasilj Aksënov) Kazan (Russia) 20 agosto 1932, Mosca (Russia) 6 luglio 2009. Scrittore • «La sua prosa vivace e picaresca, che affrontava con una vena ironica anche le situazioni più tragiche, era forse anche una reazione alle esperienze terribili che si era trovato a vivere sin da bambino [...] ancora piccolissimo, nel terribile 1937 che segnò il culmine del terrore staliniano, si era visto sottrarre entrambi i genitori, arrestati con l’accusa di cospirazione controrivoluzionaria. Sua madre Evgenija Ginzburg aveva poi scritto un importante libro di testimonianza, Viaggio nella vertigine (edito in Italia da Mondadori nel 1967), sugli anni passati nel Gulag. Proprio nell’estrema regione orientale della Siberia dove era confinata, a Mag dan, il figlio l’aveva raggiunta da adolescente, nel 1948. “Per quanto possa apparire strano, nonostante l’orrore, vivevamo un’esistenza molto in teressante”, narrava Aksënov rievocando quella fase della sua vita, durante la quale aveva avuto modo di conoscere molti intellettuali deportati. Più tardi si era laureato in medicina, ma ben presto il clima di apertura instaurato con il disgelo seguito alla morte di Stalin gli aveva consentito di dedicarsi alla scrittura, sua vera vocazione. Dopo l’opera di esordio Colleghi (1960), il successo era arrivato con il secondo romanzo, Il biglietto stellato (Mondadori), nel quale descriveva l’irrequietezza e l’irriverenza dei giovani moscoviti. Spirito troppo libero per adattarsi al clima sovietico Aksënov si era poi messo in urto con il regime e aveva subito diverse angherie, che nel 1980 lo indussero a emigrare negli Stati Uniti. Così aveva perso la cittadinanza sovietica ed era stato costretto a pubblicare i suoi li bri all’estero: tra quelli tradotti in italiano, L’ustione e L’isola di Crimea, editi da Mondadori, e Il rottame d’oro, pubblicato dagli Editori Riuniti. Ma poi si era preso una clamorosa rivincita con la crisi e la caduta dell’Urss, fino a diventare uno degli scrittori più popolari in Russia. La trasposizione televisiva del suo ponderoso romanzo Una saga moscovita ne aveva ulteriormente aumentato il successo, anche se lui non ne era particolarmente soddisfatto. Benché fosse tornato ad abitare in patria (ma si divideva con la Francia, dove aveva una casa a Biarritz), riteneva che il suo Paese non si fosse mai realmente liberato del pesante lascito comunista ed era molto critico verso la classe dirigente postsovietica. Nel romanzo I piani alti di Mosca ([...] Baldini Castoldi Dalai) era tornato a descrivere le aberrazioni dello stalinismo, mentre il suo ultimo libro Terre rare [...] si occupa dell’in gombrante presenza della mafia russa in Occidente» (Antonio Carioti, “Corriere della Sera” 7/7/2009) • Vedi anche Nello Ajello, “la Repubblica” 11/7/2009.