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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

TUTTI DA TULLIO SABATO SERA

Quando i ricordi di un protagonista con il quale hai diviso speranze e illusioni attraversano gli anni di una città nel libro che raccoglie non solo le opere, ma anche la quotidianità di una vita come tante, chi sfoglia i ricordi scopre che il tempo è passato: comincia la vecchiaia. Nel viaggio attorno a Tullio Pericoli, Le colline di fronte, Silvia Ballestra propone due viaggi: la conquista di Milano di un disegnatore che insegue la pittura alla quale arriva per insolita meraviglia attraverso la vetrina dei giornali, e il suo viaggio di giovane scrittrice dai racconti ripiegati nella fantasia. Scendono entrambi dalle le colline di Ascoli e risalgono l’Italia nei treni del Sud; una generazione e poi l’altra. Scoprono due città che non si somigliano. Le abitudini sono cambiate. Ballestra impara a sopravvivere nel cabaret di Berlusconi con la malinconia di una vita diversa da quella immaginata. Trent’anni prima, Tullio Pericoli era arrivato mentre l’utopia sembrava a portata di mano. I giornali stavano cambiando, la pubblicità prometteva benessere “senza fine”. E la generazione cresciuta nel dopoguerra dai cappotti rivoltati, inventava nuove meraviglie col privilegio di non galleggiare nei compromessi.
MILANO aspettava voci e idee nuove per programmare il futuro. Chi lasciava la provincia immaginava di consolare il bovarismo delle ambizioni, ma Pericoli era tormentato da una curiosità più complessa: voleva confrontare le fantasie con la ragione degli intellettuali che si affacciavano nei giornali che stavano inventando. Era un’Italia che aveva fretta. C’è un’osteria con bocce e biliardo in fondo a Melchiorre Gioia dove riappare il naviglio: Cassina de Pomm, due passi dal palazzo di vetro del “Giorno”. Tavoli attorno ai quali si mescolano avventori in avvicinamento alla novità del giornale che risveglia l’informazione. Pericoli e gli amici di fresca conoscenza scoprono una Milano insospettata. Con la Leica in tasca Ugo Mulas. Lucio Fontana dei tagli paga a Bruno Rossi (inviato della Domenica del Corriere) la partita persa a boccette: graffia un foglio di carta e “autentica” la firma. Con Tullio si beve il caffè al caffè mentre Luigi Tenco senza cravatta ( “ma perché non la mette?”) prova spiegare la sua ultima canzone “ Mi sono innamorato di te. E alla sera il Pericoli pittore preparava la cena nella sua casa grande: chissà perché costava quasi niente.
E QUANDO scopre di abitare dove Rina Fort ha ucciso la moglie e i tre bambini dell’amante, il povero immaliconisce: “Ecco perchédisegnosolomostri”.Gliscrittori che collaborano al Giorno pretendono che i loro racconti vengano affidati alla matita di un artista “geniale nello scavare i nostri pensieri”, come dice Mario Soldati. D’accordo Pier Paolo Pasolini, Arbasino, Gadda, Sciascia, Calvi-no”. Insomma, ce l’ha fatta. Ma non rinuncia alla vocazione che lo ha portato a Milano: la pittura. Intanto succede qualcosa. Da Parma arriva Emanuele Pirella. Vuol fare l’umorista, non sa dove dormire. Pericoli ha un letto in più. Una sera Nele torna contento e perplesso : gli hanno offerto la pubblicità. “Tanti soldi, non so se accettare...”. Controvoglia diventa il profeta italiano nel monopolio americano, ma senza tradire l’invenzione ironica che salda la loro amicizia. Nasce il duo Pericoli-Pirella: accompagna il sorriso di due generazioni .Laragazza Silvia Ballestra li scopre nell’Identikit di Linus ispirato da Oreste Del Buono. Cominciamo i problemi: Saragat e Fanfani non si toccano. Il Giorno non se la sente di rischiare e lo “scavezzacollo” se ne va. Nel ’70 ecco il primo libro, Contessa che è mai la vita, interpretazione-rivincita sulla cultura impagliata dei banchi di scuola. Barbiellini Amidei, vice direttore del Corriere di Piero Ottone, rompe l’ultimo tabù: quattro finestre di un fumetto per dire se val la pena leggere un certo libro. E poi il Dottor Rigolo, parodia del giornalista che non è tutto d’un pezzo. Rigolo è il ristorante attorno al Corriere dove Pietro Bianchi ospita in fondo al tavolo Pericoli e noi amici squattrinati. Ecco la copertina sciagurata dell’Espresso: impantana il presidente Leone nello scandalo Lockheed. Altro addio, questa volta al Corriere appena la P2, ancora acquattata, riduce lo spazio di libertà.
INTANTO le prime mostre, grandi galleristi si accorgono di lui. Marco Valsecchi lo immagina affascinato da Klee. Eppure il successo lo amareggia per i meccanismi che governano il mercato. Le regole del vendere e dell’apparire lo imprigionano nei gironi di critici e mercanti, sistema che non sopporta perché concentrato sul risultato commerciale. Chiude un’altra porta. Riparte dalla vetrina dei giornali. Resuscita “Tutti da Fulvia il sabato sera”, salotto che accompagna i lettori fino a un anno fa, quando Pirella se ne va. E poi libri dalla fantasia che fa sorridere Calvino: Robison Crusoe. E Ritratti che affascinano gli editori stranieri. L’ultima stagione della pittura lo riporta un po’ a casa. Le sue colline nell’astrazione del ricordo e boschi misteriosi che incosciamente lo riportano agli incanti di ragazzo, quando apriva la finestra davanti ai monti Sibillini.