Fabrizio D’Esposito, il Fatto Quotidiano 4/12/2011, 4 dicembre 2011
MONTI DA VESPA? “PERDE AUTOREVOLEZZA”
Monti da Vespa. “Surreale”, dice Carlo Freccero, oggi direttore di Rai4. Che aggiunge “Quanti errori in questa storia”.
Il primo?
Quello di avere sbagliato giorno. Se avesse scelto il lunedì, almeno avrebbe avuto una giustificazione.
Perché?
Sarebbe stato il “dopo Fiorello” ideale.
Domani sera c’è anche Benigni a Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend.
Appunto, farà un record di ascolti oltre il 45 per cento e Benigni darà la benedizione papale.
Monti come “dopo Fiorello” , geniale.
Sarebbe stata una solenne celebrazione completa. Fiorello è il varietà classico, prima della tv commerciale. Il vero disinfettante della crisi. Anzi no, il deodorante.
C’è differenza?
Ho solo notato che il primo sponsor del programma è un deodorante. Monti sarebbe andato da Vespa su questa scia di santità.
Invece, martedì.
Terrificante.
Uno spezzatino. Incastrato tra il tg e la prima serata. E poi da Porta a Porta dopo le ventitré.
Una decisione che mostra disprezzo, per due motivi.
Disprezzo per cosa?
Per chi soprattutto. Dopo le ventitré la tv è vista dai professionisti , dagli intellettuali. Sono loro gli spettatori della tarda serata. Il pensionato o l’impiegato vanno a letto alle ventidue.
Monti randella la classe media anche sull’orario tv. E poi?
C’è disprezzo per Ballarò, il talk di Raitre. La scelta di fermarsi prima dell’inizio di Floris, quindi ricominciare dopo è proprio sprezzante. Come se dicesse: “Io da te non mi degno di venire”. Surreale, davvero surreale. Ma dov’è finito il professore Monti con la sua aura da grande tecnocrate?
È finito da Vespa, in tv.
Il grande tecnocrate che si armonizza con il palinsesto invece di mantenersi dentro questo aplomb della tragicità.
Si armonizza sulle poltrone bianche di Porta a Porta.
Che perdita di autorevolezza. I professori devono parlare ex cathedra, non adagiarsi su quelle poltrone bianche dove si è seduta la politica dell’informazione spettacolo.
Per ammorbidire l’annuncio dei sacrifici, forse.
In uno stato d’emergenza, in cui si annunciano sacrifici terribili, il potere deve essere frontale rispetto alle telecamere. Non trasversale, nel solito salotto di Vespa: Monti e due ministri, di cui uno mondano e di bella presenza, il meno grigio di tutti, cioè Passera e tre direttori di giornali. Una banalizzazione tremenda, scegliendo la terza serata.
Si è invocata, invano, la discontinuità anche in tv.
Sarebbe stato molto facile spezzare il cortocircuito berlusconiano in questo campo. Vespa è stato il cantore del berlusconismo, adesso ritorna cerimoniere come quando era democristiano. Si sta aggiornando.
Come spezzare il cortocirciuto?
Tornando a prima dell’infotainment. La soluzione più semplice sarebbe stata convocare una conferenza stampa e rispondere alle domande dei giornalisti. Una discontinuità lineare. Un ritorno al passato.
Anche una tribuna politica vecchio stampo, allora.
Senza dubbio. Con una formula rivista e corretta avrebbe funzionato.
Al contrario, la sobrietà del loden verde preferisce vespizzarsi.
Monti si sta perdendo, sta perdendo la sua rigidità. Ma meglio il suo aspetto trombonesco che clownesco da Vespa. Spero solo non ci sia un’altra scrivania come quella del contratto di Berlusconi. Oddio no, la seconda scrivania no.