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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

VASCO IN LETTERE - È

in arrivo (da Aliberti ed.) la biografia Il Komandante di Marco Augusto Meneganti, "non autorizzata" e dunque (par di capire) molto attenta alle voci critiche sul cantante più carismatico d’Italia. Però, come recitano i versetti in epigrafe de La versione di Vasco, zibaldone da lui firmato ma frutto di assemblaggio da una vita di pensieri e parole in libertà (appena uscito da Chiarelettere ed.): «Ognuno ricorda le cose alla sua maniera/ ognuno un po’ se la racconta». Un’alternativa a «in principio era il verbo», e quello di Vasco Rossi ha 2,7 milioni di fan solo su Facebook (se questo è un termometro: Fiorello, per dire, ne ha nemmeno mezzo milione, Ligabue sotto i due). Perché il 59enne di Zocca (ehi, a febbraio ne fa 60), che incide canzoni dal 1978, ha creato un vero legame emotivo con tutto un popolo che in lui vede il fratello maggiore, lo zio, il dritto del baretto, un surrogato di padre, una guida, un mito, un vate. Come si evince da altre due recenti uscite nel florido filone della letteratura vascolare.
«Nel paese il tuo salotto, il tuo ufficio è il bar; il bar è il ricordo di tutta la mia infanzia e giovinezza»: parola di Vasco. E (nel 1987) arriva un ragazzo in bmx, si affaccia nel bar e inizia a sentirsi uomo, ne combina di ogni coi suoi amici e poi a un certo punto arriva Vasco a fare un concerto, e tanto basta per entrare nell’età adulta. E tutto ciò diventa, nel 2011, un breve e molto sentito romanzo di formazione, con il titolo Rossi: Massimiliano Santarossa, Cosa succede in città (appena uscito, per Dalai ed.). «Abbiamo delle aspettative della madonna, se non si avverano diventiamo pazzi. Bè... abbassiamole un po’. Sembra una cretinata, ma funziona»: parola di Vasco. Linguaggio diretto, etica del viversi la vita fino in fondo, carisma di chi ha dato l’esempio. Interessante, in proposito, il taglio di Vasco per maestro (Sonzogno ed), del giornalista Moreno Pisto: epistola Vasco-pedagogica al figlio, con i precetti per la vita che si possono trarre dalle canzoni. (Ehi, la Vita spericolata cos’è in fondo se non la lezione gramsciana sul coraggio delle proprie scelte?). In apertura la dedica di Vasco. Che inizia negando: «Maestro... io? ... ma come, ho pensato quando ho visto il titolo, avranno dimenticato l’aggettivo "cattivo"». E finisce come un profeta: «La verità, come l’arte è negli occhi di chi la guarda. Le mie canzoni parlano di qualcosa che è già dentro a chi le ascolta».