Paolo Valentino, L’Europeo 12/2011, 5 dicembre 2011
E IL QUOTIDIANO GUADAGNA VENDENDO SCARPE
DA: PAOLO VALENTINO - CORRIERE DELLA SERA, 21 LUGLIO 1992
Il chiosco dipinto di bianco e arancione sorge proprio di fronte alla stazione della metropolitana Ulitsa 1905 Goda, non lontano dal centro. Il Moskovski Komsomolets (giornale fondato nel 1919: fino al 1977 è stato un mensile, oggi è un quotidiano scandalistico che diffonde circa un milione di copie; è celebre anche per aver lanciato la prima hit parade russa, la Zvukovaya Dorozhka, ndr) è stato il primo ad avere l’idea di un newsstand tutto per sé. Ma dietro i vetri mobili del capanno non si vendono soltanto copie dell’ex quotidiano della gioventù moscovita della capitale, oggi indipendente.
Scatole di Marlboro, scarpe da tennis, birra, magliette con la faccia di Boris Eltsin sono in bella mostra per la gioia dei numerosi clienti. I quali sembrano preferirli di gran lunga agli esemplari del quotidiano disposti in pile intonse. Tutto è stato acquistato e viene venduto a cura del dipartimento amministrativo del giornale. «Ci aiuta a migliorare i conti», spiega Saša Kuznetsov, uno dei tre responsabili della gestione del chiosco, che rimane aperto 18 ore al giorno. Gli affari sono andati molto bene dall’inizio di luglio, data dell’apertura. Saša non sa o non vuole fare una stima degli incassi. Ma annuncia che il quotidiano vuole espandere l’attività commerciale, creando una vera e propria rete di commercesky magazin.
Domanda: che cosa fa un giornale italiano per aumentare le vendite, gli introiti pubblicitari e guadagnare di più? Organizza un giochino a premi. E un giornale russo? Importa e vende in proprio sigarette, mutande e Coca-Cola. Il chiosco del Moskovski Komsomolets dimostra che non si tratta di una semplice battuta. Lo swing del commercio privato, figlio della riforma economica liberista, non risparmia la stampa. Il mondo dell’informazione nella Russia post-comunista si ritrova stretto in una presa a tenaglia che potrebbe rivelarsi mortale. Da un lato i tentativi del Parlamento, che lo vorrebbe docile come ai tempi del regime scomparso. Dall’altro una disperata lotta per sopravvivere agli astronomici costi di produzione imposti dalla liberalizzazione dei prezzi. Molti quotidiani russi si battono come possono per evitare lo strangolamento economico. In un solo anno, per ricorrere all’esempio più citato, il costo di una tonnellata di carta è passato da 2mila a l8mila rubli. «A meno che non abbiate comprato una fabbrica di salsicce o vi siate messi a organizzare crociere, non avete nessuna possibilità di farcela», dice il direttore di un quotidiano, che chiede di non essere menzionato. Oggi il loro giornalismo è senz’altro più autonomo e graffiante. Ma in compenso, per pagare i conti, tentano l’avventura nella zona grigia, a metà tra legalità ed economia nera, del commercio privato. Così, oltre al chiosco, Moskovski Komsomolets organizza - a pagamento - concorsi di bellezza di dubbio gusto come "Miss gambe" e "Miss seno". Komsomolskaya Pravda si specializza nell’organizzazione di crociere "tutto compreso". Il settimanale Chastnaya zhizn commercializza un’antologia della pornografìa hard che spopola in città. Altri giornali e periodici si limitano a vendere una tantum, nei propri corridoi, jeans e scarpe italiani. Altri ancora comprano e vendono partite di merci nelle improbabili ma fiorentissime Borse che spadroneggiano in quel Far West che è la Russia odierna.
(Attualmente esistono circa 18 quotidiani di diffusione nazionale: la Gazeta, fondata nel 2001, è stata premiata nel 2002 come miglior quotidiano russo dell’anno; il quotidiano economico più autorevole è Vedomosti, ndr).